Politica di Redazione , 20/10/2026 12:37

Minacce di stupro nelle chat. Presidente Stefani: “Fuori la paura dalle scuole"

Alberto Stefani (Imagoeconomica)
Alberto Stefani (Imagoeconomica)

“Non chiamiamole scherzi o bravate. Quelle che circolano sulle chat di migliaia di studenti veneti sono minacce alla libertà e alla sicurezza delle donne. Respingiamole con rabbia, senza distinguo o esitazioni, specie perché sono indirizzate alla fascia di popolazione più sensibile e più preziosa della nostra comunità. Come Regione siamo al fianco di tutte le agenzie impegnate nella sfida educativa e lo saremo sempre di più, per salvaguardare i nostri giovani e dare a chi lo merita opportunità di crescita umana, culturale e sociale. Allo stesso tempo, non faremo un passo indietro di fronte alla barbarie cui stiamo assistendo in questi giorni. I luoghi di libertà e sviluppo della conoscenza devono essere aperti e sicuri. Fuori la paura dalle scuole!”.

È netta la condanna del Presidente della Regione del Veneto, Alberto Stefani, di fronte alla notizia della circolazione, sui social e nelle chat di alcuni istituti superiori veneti, di messaggi che inviterebbero le studentesse a non recarsi a scuola per il rischio di aggressioni sessuali organizzate.

“Che si tratti di una minaccia concreta o di una provocazione, siamo davanti a un fatto di estrema gravità – spiega -. Perché il risultato è lo stesso: ragazze terrorizzate e famiglie gettate nell’angoscia. E questo è inaccettabile. Non possono essere le ragazze a dover cambiare le proprie abitudini. Devono essere fermati coloro che pensano di poterle minacciare”.

“C'è poi una questione ancora più profonda – prosegue Stefani –. Dobbiamo chiederci come sia possibile che qualcuno arrivi anche soltanto a concepire lo stupro come uno strumento di intimidazione, di provocazione o di divertimento. La violenza contro le donne non nasce soltanto dai gesti estremi. Si alimenta anche attraverso parole, linguaggi e atteggiamenti che banalizzano la sopraffazione e il disprezzo. Ed è proprio questa cultura che dobbiamo contrastare, senza indulgenza”.

“Per questo auspico che venga fatta piena luce sull'origine e sulla diffusione di questi messaggi, con tutte le conseguenze previste dalla legge. Ma non solo. Serve una risposta educativa forte, a partire dalle scuole, coinvolgendo studenti, famiglie, insegnanti e istituzioni”.