VIDEO | La Traviata, successo dopo la paura: 12 minuti di applausi alla prima della stagione
“Dovrei essere abituata e invece ho una fifa… Ma qui sono talmente bravi e appassionati tutti i lavoratori di Fondazione Arena che non ho alcun dubbio che sarà una cosa meravigliosa”.
Queste le parole della sovrintendente Cecilia Gasdia prima dell’inizio di una serata che solo due giorni fa sembrava a rischio. Grandi scenografie e spazi aperti significa anche maggiore esposizione alla forza del vento che giovedì aveva abbattuto parte dell’allestimento ambientato al Moulin Rouge, anni 10 del ‘900.
“Una serata da dedicare alle maestranze – aggiunge il sindaco di Verona Damiano Tommasi – perché se la macchina organizzativa della Fondazione funziona da tantissimi anni è merito anche di chi dietro le quinte riesce a proporre un’eccellenza”.
L’eccellenza nel cast prevede cantanti tra i migliori al mondo, come il tenore azero Yusif Eyvasof e il baritono mongolo Amartüvshin Enkhbat, e una debuttante, la 28enne Martina Russomanno, alla sua prima volta non solo in Arena ma all’aperto. L’emozione dell’esordio si misura nell’esecuzione più scolastica del primo atto e sull’Amami Alfredo, che riceve un tiepido applauso, più generoso sul finale per un’intensa e sincera interpretazione dell’Addio del passato.
Ma più delle voci in Arena, più della direzione affidata a Michele Spotti, si discute su scene e costumi, che come promesso richiamano, nella regia di Paul Curran, le grafiche di Toulouse-Lautrec, un immenso mulino, il grande elefante acquistato all’Esposizione universale del 1889.
Lo scandalo di una prostituta che è amata amando torna attuale grazie al ballo provocante di ballerini in tacchi e giarrettiera, “honi soit qui mal y pense”, si vergogni chi pensa male e dimentica che La Traviata del 1853 fu censurata, e ancora oggi sa parlare al pubblico non solo per le arie magnifiche che hanno rivoluzionato la storia dell’Opera, ma anche perché permette di interrogarsi su ipocrisie, libertà e libertinaggio, su quell’amor che è palpito, croce e delizia.
E anche questa volta il prodigio si compie: 12 minuti di applausi e grandi ovazioni, “potenza della lirica dove ogni dramma è un falso”, ma con il falso svela il vero che Verdi l’arcitaliano continua a raccontare, ancora, di noi tutti 170 anni dopo.

