Cappato: "Governo che impugna legge del Veneto sul fine vita? Imbarazzante"

"La stessa maggioranza di Governo che a livello nazionale blocca in Parlamento la nostra legge di iniziativa popolare per l'Eutanasia legale, poi fa ricorso contro quelle leggi regionali che organizzano l'aiuto medico alla morte volontaria, nell'ambito della piena competenza delle Regioni, come siamo certi che la Corte costituzionale confermerà anche questa volta, in risposta al ricorso del Governo contro la nostra legge nella Regione Veneto".
A dirlo, intervenendo a Padova davanti al palazzo dell'università, l'esponente dell'associazione Luca Coscioni, Marco Cappato.
Cappato definisce "imbarazzante" il ricorso del Governo contro la legge regionale veneta sul fine vita, nata dalla campagna di iniziativa popolare "Liberi Subito", promossa dall'Associazione Luca Coscioni e successivamente integrata e approvata dal Consiglio regionale. "La legge approvata in Veneto nasce dalla proposta di legge 'Liberi Subito' scritta e promossa dall'Associazione Luca Coscioni - si legge in una nota diffusa a margine dell'incontro che è Cappato ha avuto con la stampa - il movimento ha raccolto 9.000 firme per poterla portare in Consiglio Regionale. L'impianto generale della legge, dunque, è esattamente lo stesso approvato in Toscana e in Sardegna, su cui la Corte costituzionale si è già espressa, confermando la piena competenza delle Regioni in materia di organizzazione sanitaria su questo tema e respingendo le censure del Governo rivolte contro l'intero impianto della legge".
Secondo l'analisi diffusa dalla Associazione, la Giunta veneta avrebbe introdotto tre emendamenti, non previsti dal testo originale, che sollevano dubbi di legittimità costituzionale. Il primo attribuisce al medico palliativista un parere rafforzato, rischiando di compromettere la valutazione collegiale della Commissione sanitaria. Il secondo prevede la possibilità di ricevere informazioni su associazioni a tutela della vita: una scelta facoltativa che non deve trasformarsi in uno strumento di pressione sulla persona malata. Il terzo impone al Comitato etico di tenere conto degli indirizzi di un organismo nominato dalla Giunta, mettendo potenzialmente a rischio la sua indipendenza e terzietà. (

