Politica di Redazione , 03/11/2026 15:40

Legnago, allarme PFAS: Bigon (Pd) chiede più controlli

Anna Maria Bigon
Anna Maria Bigon

“La risposta dell'assessore all'Ambiente, alla mia interrogazione ha evidenzia un quadro allarmate: di fronte a un aumento del prelievo di acqua di falda di oltre tre volte, passando da 55.000 a oltre 173.000 metri cubi annui nel comune di Legnago, le rassicurazioni lasciano forti perplessità. L'azienda in questione opera nella rigenerazione di carboni attivi impiegati per rimuovere i PFAS e, già nel 2022, Arpav aveva certificato la presenza di queste sostanze inquinanti nei fanghi e nelle acque del depuratore aziendale”.
Con queste parole la consigliera del Partito Democratico e componente della commissione Sanità, Anna Maria Bigon, commenta la risposta della Giunta all’interrogazione presentata sul caso.
“I conti non tornano, specialmente per quanto riguarda il monitoraggio ambientale e la tutela della salute”, prosegue Bigon. “Da un lato ci viene detto che l'incremento di risorsa idrica serve solo ad ammodernamenti tecnologici e non a un aumento della produzione o dei rifiuti trattati. Dall'altro lato, scopriamo che la frequenza dei controlli per le sostanze perfluoroalchiliche negli scarichi è stata paradossalmente ridotta da trimestrale ad annuale. Come si può conciliare un simile aumento del fabbisogno idrico in un sito così delicato con un allentamento della sorveglianza sui PFAS? La tutela dell'ambiente non si garantisce abbassando la guardia sulle verifiche”.
“Vogliamo risposte chiare e un'assunzione di responsabilità”, conclude la consigliera. “La questione dei PFAS ha già segnato profondamente il nostro territorio, e i bisogni di sicurezza dei cittadini sono sempre più pressanti. È inaccettabile che il Genio Civile valuti solo l'aspetto quantitativo del prelievo, mentre le istituzioni frammentano le valutazioni sanitarie. L'eventuale necessità di aumentare il monitoraggio non può essere rimandata a future istruttorie. Chiediamo che i controlli vengano immediatamente potenziati, perché la realtà è che a pagare per le leggerezze nella gestione ambientale e sanitaria della Regione rischiano di essere, ancora una volta, i cittadini e il nostro ecosistema”.