Blitz di cartelli contro il suicidio assistito a Verona e in Italia: nel mirino la Regione

Una rete di cartelli con la scritta a caratteri cubitali "NESSUNA RESA ALL'EUTANASIA!" è comparsa ieri mattina a Verona e in diverse altre città italiane, riaccendendo bruscamente il dibattito pubblico sul tema del fine vita. L'azione coordinata mira a denunciare quello che gli promotori definiscono un tentativo di introdurre l'eutanasia nel Paese "attraverso il cavallo di troia delle sanità regionali".
Nel mirino della mobilitazione figurano sia esponenti politici di centrodestra che esponenti del centrosinistra e del mondo civile. Gli organizzatori accusano la politica regionale di aver spalancato le porte al suicidio assistito a prescindere dalle appartenenze partitiche, citando i modelli già visti in Emilia-Romagna, Toscana, Sardegna, Puglia e, da ultimo, nel Veneto guidato da Luca Zaia.
In particolare, il nucleo lecchese del gruppo ha indirizzato direttamente la propria contestazione a Guido Bertolaso, a Luca Zaia e a Marco Cappato, figura di riferimento dell'Associazione Luca Coscioni e storico promotore della battaglia sul fine vita in Italia. La protesta ha richiamato esplicitamente la vicenda di Domenico Zuccarella, la cui recente storia clinica e giudiziaria è diventata un nuovo punto di scontro simbolico sul tema.
Gli autori dell'iniziativa hanno dichiarato che l'affissione dei cartelli rappresenta soltanto il primo atto di una campagna politica più ampia e capillare:"La combatteremo politicamente con tutte le nostre forze: nelle piazze, negli ospedali, nelle scuole, negli atenei, davanti ai consigli regionali così come alla Camera ed al Senato."
L'azione si inserisce nel complesso quadro normativo e politico italiano sul fine vita, dove in mancanza di una legge nazionale organica il dibattito continua a spostarsi tra le sentenze della Corte Costituzionale, i regolamenti delle Aziende Sanitarie Locali e le delibere dei Consigli Regionali, dividendo profondamente la politica e la società civile.

