Zaia: "Legge nazionale sul fine vita sarebbe atto di grande lealtà, da noi atto di civiltà"

"Penso che un atto di grande lealtà e responsabilità sarebbe quello di approvare una legge a livello nazionale che ponga fine alla necessità che ogni regione si doti di una legge". Così il presidente del Consiglio regionale del Veneto Luca Zaia, a margine della seduta in cui si discute la legge di iniziativa popolare sul fine vita.
"Non è colpa del Parlamento nazionale o di questo Governo - ha aggiunto - perché questa vicenda si trascina ormai dalla vicenda di Eluana Englaro. Nel 2009 Eluana muore per la sospensione dell'alimentazione artificiale in virtù non di una legge, ma di una sentenza di un Tar. E dal 2009 ad oggi si sono susseguiti un sacco di maggioranze variegate in questo Paese".
"È fondamentale ascoltare l'opinione di tutti. Là fuori c'è un mondo che ci guarda, che tifa perché si approvi o non si approvi. Ma è giusto che sappia che non stiamo votando sul fine vita, ma stiamo facendo un atto di civiltà" ha proseguito Zaia.
"Stiamo semplicemente facendo un atto di civiltà - ha ribadito - cercando di apportare un processo organizzativo a un servizio che dovrebbe erogare il Sistema sanitario. È un atto di civiltà essere qui riuniti a trattare questo tema. Si poteva anche mettere la testa sotto la sabbia, inventarsi qualche espediente, ma lì fuori c'è qualcuno che comunque ha delle difficoltà. Alla fine ci sono due categorie di cui non possiamo dimenticarci: i malati terminali e i sanitari, che quotidianamente accompagnano nella fase finale della loro vita pazienti molto sofferenti e che devono decidere quanta morfina dare. Noi non possiamo girarci dall'altra parte e pensare che sono cavoli del sanitario o del familiare", ha concluso.

