Politica di Redazione , 22/04/2026 8:28

Stefano Valdegamberi: “Verona a rischio paralisi: prima la pianificazione, poi le chiusure”

Stefano Valdegamberi
Stefano Valdegamberi

Le politiche di limitazione del traffico urbano a Verona non possono prescindere da una riorganizzazione strutturata ed efficace dei servizi pubblici. È questa la posizione espressa dal consigliere regionale del Veneto Stefano Valdegamberi, che interviene nel dibattito sulla mobilità cittadina chiedendo un cambio di approccio.

“Prima di introdurre qualsiasi misura che limiti l’accesso delle auto alla città di Verona, è necessario affrontare in modo serio e strutturato il tema dell’organizzazione dei servizi pubblici”, afferma Valdegamberi.

Il consigliere sottolinea come Verona rappresenti ogni giorno un punto di riferimento per migliaia di cittadini: “Parliamo di lavoratori, studenti e persone che devono accedere a servizi essenziali come scuole, uffici comunali, enti come INPS e INAIL, strutture sanitarie e amministrative”.

In questo contesto, aggiunge, “l’utilizzo dell’auto, per molti, non è una scelta ma una necessità”. Da qui la critica alle misure restrittive: “Rendere la città progressivamente inaccessibile senza offrire valide alternative significa creare gravi disagi”.

Valdegamberi evidenzia poi le criticità legate alla viabilità: “Ogni giorno si registrano modifiche con l’introduzione di corsie preferenziali per autobus spesso sottoutilizzate, la riduzione delle corsie per le auto e la realizzazione di piste ciclabili che in molti casi risultano poco frequentate”.

Secondo il consigliere, “il risultato è un aumento delle code, una circolazione più lenta e, paradossalmente, un incremento dell’inquinamento, che finisce per gravare soprattutto sui quartieri della città”.

Per questo, ribadisce, “prima di ‘chiudere’ la città al traffico è indispensabile avviare una pianificazione strategica che coinvolga tutte le amministrazioni competenti”.

La proposta concreta indicata è quella di ripensare la distribuzione dei servizi: “La priorità deve essere trasferire i principali servizi attrattori di traffico in aree più accessibili”.

In particolare, Valdegamberi rilancia un’idea già avanzata: “L’area dell’ex seminario di San Massimo, circa 300.000 metri quadrati, potrebbe diventare una vera e propria ‘cittadella dei servizi’, collegata in modo efficiente alla città e alla provincia”.

Una soluzione che, a suo avviso, porterebbe benefici immediati: “Portare fuori dal centro cittadino scuole, uffici pubblici e servizi statali significherebbe ridurre in modo significativo il traffico urbano, senza penalizzare chi è costretto a recarsi quotidianamente a Verona”.

Il consigliere richiama anche esempi esterni: “Nelle grandi città, da tempo si è scelto di decentralizzare i servizi più attrattivi di traffico, collocandoli in zone periferiche ben collegate. Verona, invece, continua a concentrare tutto all’interno del perimetro urbano”.

Infine, la conclusione: “Intervenire senza prima riorganizzare il sistema dei servizi significa rendere impossibile la vita a chi lavora o accede quotidianamente alla città. Serve una visione. Serve una pianificazione. Non improvvisazione dettata da scelte ideologiche che producono effetti opposti a quelli dichiarati”.