Politica di Redazione , 12/01/2026 14:07

Legge sui Comuni montani: Bigon e Trevisi sostengono appello sindaco di San Giovanni Ilarione

Bigon e Trevisi
Bigon e Trevisi

I consiglieri regionali del Partito Democratico Anna Maria Bigon e Gianpaolo Trevisi esprimono pieno sostegno all’appello del Sindaco di San Giovanni Ilarione, che ha chiesto ai consiglieri regionali veronesi di intervenire sulle criticità della legge n. 131 del 2025 (cosiddetta “legge Calderoli”), che ridefinisce i criteri di classificazione dei Comuni montani.

La riforma, basata esclusivamente su parametri di altezza e pendenza, rischia di ridurre la montagna a una semplice definizione geografica, ignorando le reali condizioni di vita delle comunità che vi abitano. Un approccio che non tiene conto delle difficoltà quotidiane dei territori montani: l’accesso ai servizi essenziali, le distanze, le fragilità socioeconomiche, lo spopolamento, nonché le specificità storiche e culturali che caratterizzano questi territori.

Nel Veronese, la nuova normativa porterebbe all’esclusione dalla classificazione montana di 11 Comuni su 27, tra cui San Giovanni Ilarione, con il rischio concreto di perdere risorse e finanziamenti fondamentali. Una scelta che creerebbe Comuni montani di “serie A” e di “serie B”, in evidente contrasto con i principi costituzionali che prevedono una tutela specifica per le zone montane.

“Condividiamo le preoccupazioni espresse dal Sindaco – dichiarano Bigon e Trevisi – perché questa legge, così com’è, penalizza territori già fragili e rischia di aumentare le disuguaglianze. La montagna non può essere definita solo da un’altitudine: è fatta di persone, comunità, servizi difficili da garantire e costi più elevati da sostenere”.

I consiglieri regionali del PD chiedono quindi un intervento politico urgente per rivedere la legge, introducendo criteri integrativi e misure di salvaguardia che tengano conto anche degli aspetti sociali, economici e territoriali, garantendo un sostegno equo a tutte le comunità montane.
“Siamo pronti a portare questa istanza nelle sedi istituzionali competenti – concludono – affinché la Regione Veneto si faccia promotrice di una revisione della normativa e difenda i Comuni montani e le persone che li abitano”.