VIDEO | Regionali, Pd: "A Verona i dati migliori del Veneto", Trevisi firma la tessera
Il risultato ottenuto alle ultime elezioni regionali dal Pd veronese, che dopo 15 anni torna ad avere due rappresentanti in Consiglio regionale (Gianpaolo Trevisi e Anna Maria Bigon), unitamente all’andamento del centrosinistra scaligero, sono stati oggetto di approfondimento condotto dalla Segreteria provinciale Pd e dal Centro Studi del Pd veronese. L’analisi del voto ha portato in evidenza alcuni elementi strutturali che caratterizzano i rapporti all’interno del centrosinistra scaligero.
La ricerca è stata illustrata in saletta del gruppo consiliare Pd in Comune di Verona, presente anche il segretario del Secondo Circolo cittadino Pd Verona Salvatore Meli. Nell’occasione il neo consigliere regionale Gianpaolo Trevisi ha sottoscritto la tessera del Partito Democratico di Verona spiegando le ragioni della sua scelta, che vuole essere, ha detto: "La continuazione dell’impegno professionale e civile dalla parte della legalità e dello Stato di diritto, termini che nella loro essenza significano uguaglianza dei cittadini difronte alla legge, primato della giustizia e tutela dei più deboli dai possibili soprusi dei più forti".
Tornando alla ricerca, come spiegato da Stefano Brunello, responsabile del Centro Studi Pd Verona, emergono due elementi principali:
1 - “Quello veronese è stato l’unico tra i Pd veneti ad avere aumentato in percentuali i voti rispetto alle elezioni europee del 2024, passando, a livello provinciale, dal 16,03% al 16,10%. Il dato delle regionali è un pochino sotto la media veneta degli altri Pd veneti (16,5%) ma Verona fa meglio di Treviso (12,5%), Vicenza (14,6%) e Rovigo (15,8%), pur restando distante, soprattutto, da Venezia (22,1%), dove la tradizione dem è storicamente più forte. Contando anche la popolosità delle province del Veneto, Verona è la terza provincia per peso elettorale Pd, davanti a Vicenza, Treviso, Belluno e Rovigo e dietro soltanto a Venezia e Padova” sottolinea Brunello.
2 - “A Verona, il differenziale, sempre a livello provinciale, tra il peso della coalizione e quello del Pd Veronese è largamente il più basso a tutto vantaggio del Partito Democratico che si conferma perno irrinunciabile della coalizione. Per il territorio scaligero registriamo un valore del 9,1% a fronte del 10,4% di Belluno, l’11,6% di Padova, 11,7% di Vicenza, mentre Venezia, Rovigo e Treviso sono tutte sopra al 12%. Dal momento che ogni punto di differenziale equivale a circa 3 mila voti, si dimostra che è proprio grazie al differenziale basso che il Pd Verona è riuscito a conquistare due consiglieri. Un risultato più allineato alla media veneta, diciamo del 12,5%, avrebbe determinato un solo eletto” osserva Brunello.
Coalizione veronese debole o Pd scaligero forte, come leggere questi dati? Per il segretario provinciale Franco Bonfante “I dati evidenziano che il progetto, la proposta e la lista dei candidati del Pd veronese sono risultati convincenti e credibili prima di tutto al nostro interno, con l’effetto di attivare l’attivismo e la passione all’interno dei Circoli, che in particolare in provincia sono risultati determinanti nel tenere aperta la porta del centrosinistra”. Per il segretario Pd “L’importanza dell’organizzazione territoriale e dei valori che la anima si evidenziano proprio dal confronto tra il capoluogo, dove la coalizione ha raggiunto un dignitoso 37%, e dove il differenziale tra il peso della coalizione e il peso del Pd aumenta sensibilmente fino al 14%, e il resto della provincia, dove invece la coalizione si è fermata al 26% contro una media regionale del 28,5%. Come Pd in provincia siamo al 16,10%, non distanti dalla media regionale del 16,50%, e questo è potuto accadere proprio grazie all’organizzazione territoriale dei Circoli che le altre formazioni della coalizione non hanno, oppure hanno in forma più embrionale. “In breve – sottolinea Bonfante – con il risultato delle regionali il Pd veronese abbandona il fanalino di coda del Veneto democratico e si inserisce in una situazione di metà classifica. Almeno per questo turno, dunque, non siamo più la Cenerentola del Veneto. Di questo insegnamento, dell’importanza della qualità della proposta politica e della passione e dell’impegno che scaturiscono dal territorio quando il progetto politico è condiviso nella strategia e nei valori, dovremo far tesoro anche nelle prossime competizioni elettorali per accrescere l’appeal del centrosinistra e del Pd nel veronese” conclude Bonfante.
Per la consigliera Anna Maria Bigon “il risultato ottenuto nella provincia di Verona è un segnale politico chiaro: i cittadini chiedono concretezza, ascolto e un impegno quotidiano sui temi reali, e ciò deve portare a valorizzare sempre di più il lavoro che viene svolto sul territorio”. Per quanto riguarda le priorità in Consiglio Regionale, Bigon cita l’esigenza di “rafforzare la sanità pubblica, riducendo le liste d’attesa e restituendo ai cittadini servizi vicini e accessibili. Occorrerà impegnarsi per sostenere le case di riposo, l’assistenza agli anziani, e per dare risposte concrete alle fragilità sociali, salute mentale e disabilità in primis” E poi ancora “la tutela dell’ambiente e l’implementazione delle politiche di sostenibilità, sapendo promuovere l’attrattività dei territori senza consumo incontrollato di spazio”. Conclude la consigliera: “Verona merita una programmazione moderna e lungimirante, pertanto lavoreremo con serietà e determinazione ascoltando sindaci, comunità e associazioni, per portare la voce forte e precisa degli elettori di Verona in Regione con un rinnovato equilibrio politico”.

