Economia di Redazione , 29/09/2026 12:48

La natura come infrastruttura: 1,6 milioni per 4 progetti nel Veronese

Bruno Giordano
Bruno Giordano

Quattro progetti e 1,6 milioni di euro per rigenerare il capitale naturale del Veronese, intervenendo su ambienti e fragilità molto diversi: dalla biodiversità urbana alle risorgive di pianura, fino agli ecosistemi del Monte Baldo. Sono gli interventi sostenuti in provincia di Verona da Fondazione Cariverona attraverso il bando Capitale naturale 2026, che nel complesso assegna 4,5 milioni di euro a 11 progetti nelle province di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona.
Alla base c’è un cambio di prospettiva: considerare suolo, acqua, vegetazione e biodiversità non come elementi accessori, ma come componenti essenziali del funzionamento di città e territori. Significa aumentare la capacità di trattenere l’acqua, ridurre il calore urbano, ricostruire connessioni ecologiche e rendere gli ecosistemi più resilienti.
«Per troppo tempo abbiamo trattato la natura come un costo da comprimere o un elemento da aggiungere a fine progetto. È un errore di impostazione. La natura è infrastruttura: quando un territorio mantiene vivi i propri habitat, funziona meglio e produce più valore. Ma, come ogni infrastruttura, deve essere progettata bene, misurata e mantenuta. Con questi 11 progetti vogliamo spostare il baricentro: spendere meno energie a rincorrere i danni e investire prima, facendo della prevenzione una scelta strutturale per il futuro dei territori», afferma Bruno Giordano, presidente di Fondazione Cariverona.
A Verona, NATURAFORTE, sostenuto con 449 mila euro, interverrà nell’area di Forte Santa Caterina per consolidarla come hub di biodiversità urbana e socialità. Il progetto prevede riforestazione con specie autoctone, recupero dei prati stabili e contrasto alle specie invasive, insieme a monitoraggi scientifici su impollinatori, fauna del suolo e vertebrati. Le attività di rinaturalizzazione saranno affiancate da educazione ambientale e citizen science; al termine del percorso, l’area sarà inoltre candidata al riconoscimento come Bosco Didattico.
A Buttapietra, RISORGI – acqua e verde per la Buttapietra che vorrei, sostenuto con 449 mila euro, lavorerà sull’incontro tra acqua e verde urbano. Il progetto unirà il ripristino ecologico di una risorgiva urbana alla valorizzazione del Parco Bovolino e del Bosco del Menago, con nuovi habitat per la fauna, percorsi e pozze per anfibi. Monitoraggio scientifico, formazione tecnica e coinvolgimento delle scuole accompagneranno gli interventi, con l’obiettivo di costruire anche le competenze necessarie alla loro gestione nel tempo.
A Mozzecane, Sorgenti in Rete riceve 250 mila euro per la rigenerazione ecologica delle risorgive del Tione delle Valli. Fasce tampone, siepi, microhabitat e rifugi per anfibi, insetti, avifauna e fauna minore contribuiranno a ripristinare habitat umidi e terrestri e a rafforzare la rete ecologica locale. Gli interventi saranno accompagnati dal monitoraggio di acqua, vegetazione, fauna e habitat e da attività rivolte a scuole, giovani e cittadini.
Sul Monte Baldo, HORTUS EUROPAE, sostenuto con 443 mila euro e guidato dal Comune di Ferrara di Monte Baldo, realizzerà invece un “Orto Botanico Diffuso”, collegando l’Orto Botanico di Novezzina con prati, pascoli, boschi, pozze montane e altri habitat naturali. Il progetto prevede interventi di recupero e gestione conservativa, monitoraggio scientifico della biodiversità, attività di citizen science e la creazione di un Living Lab agroecologico rivolto anche alle comunità locali.
A collegare interventi molto diversi è anche il metodo. Ogni progetto è guidato da un ente pubblico territoriale e riunisce amministrazioni, università o centri di ricerca, organizzazioni con esperienza nell’educazione ambientale e altri soggetti locali. Monitoraggio, cura e strategie di gestione coerenti con le funzioni ecologiche delle aree devono essere previsti fin dall’inizio, così come il coinvolgimento di scuole, giovani e cittadini attraverso formazione, citizen science e percorsi partecipativi.
«Il vero test non sarà l’inaugurazione, ma quello che resterà dopo tre anni. Se alla fine avremo realizzato un intervento ma non avremo costruito le competenze per gestirlo nel tempo, non avremo fatto un buon investimento. Se invece avremo habitat più sani, dati che misurano i risultati, amministrazioni più competenti, scuole e cittadini coinvolti e strategie di cura e gestione coerenti con le caratteristiche ecologiche delle aree, allora avremo creato capitale. È la differenza tra sostenere un’opera e costruire capacità: noi puntiamo sulla seconda», aggiunge Giordano. Con l’edizione 2026 salgono a 47 i progetti accompagnati da Fondazione Cariverona nelle quattro edizioni di Capitale naturale, per oltre 15,5 milioni di euro complessivamente messi in campo. Nelle prime tre edizioni erano stati sostenuti 36 progetti con più di 11 milioni di euro e il coinvolgimento di oltre 250 enti partner.