“Bala che vegna. Berto Barbarani gioca a tamburello con le rime”, martedì alla Letteraria

“Bala che vegna. Berto Barbarani gioca, a tamburello, con le rime”. E lo farà martedì 20 ottobre, dalle 17.30, nella sala Montanari della Società Letteraria di Verona, in piazzetta Scalette Rubiani, grazie al professor Arnaldo Soldani, docente nell’ateneo veronese e alla Scuola Normale Superiore di Pisa, uno dei massimi esperti italiani di storia della lingua letteraria e delle forme della poesia italiana. Con lui, Roberto Fostini della Società Letteraria, l’attore e regista Tiziano Gelmetti – tra i migliori dicitori delle rime del poeta – e Antonio Gioco, figlio del celebre Giorgio Gioco e a sua volta custode di numerosi aneddoti legati a Barbarani e alla scena culturale veronese di oggi e di ieri. Quest’ultimo concluderà il pomeriggio donando, a nome della famiglia Gioco, un oggetto che è di fatto tra i protagonisti indiretti dell’incontro, che sarà introdotto dalla presidente della Società Letteraria Daniela Brunelli. Si tratta di un vecchio tamburello artigianale su cui Barbarani scrisse la prima strofa di una delle sue poesie più celebri: “San Zen che ride”.
Per meglio comprendere, è necessario riavvolgere il nastro. Dal 1920 al 1940, Antonio Gioco e la moglie Rosella furono legati alla coppia formata da Berto Barbarani e dalla moglie Anita da una profonda amicizia. Lo testimoniano numerose cartoline postali e libri con dediche più che amichevoli. E ancora, fu proprio il celebre poeta vernacolare il padrino di cresima di Franco Gioco, secondogenito di Antonio e di Rosella: correva l’anno 1936, il 31 di maggio. È poi noto l’impegno e la dedizione con cui il primogenito Giorgio si è preso cura del poeta e dell’immenso patrimonio di versi che ha lasciato a tutti i veronesi, contribuendo al ricordo e alla loro diffusione. Di più. È stato promotore e ideatore, nel 2004, insieme a un gruppo di amici, della statua a Barbarani che da allora troneggia all’imbocco di piazza Erbe, vista da migliaia di persone ogni giorno. L’imponente monumento in bronzo, opera dello scultore Novello Finotti, colma il debito di riconoscenza di Verona nei confronti dell'importante cantore del popolo.
Tornando all’incontro di martedì 20 ottobre, il tamburello passerà dalle mani di Gioco a quelle della presidente della Società Letteraria Brunelli. Si tratta di un esemplare unico e simbolicamente prezioso. Il tamburello è stato costruito dagli artigiani Fratelli Turri e dedicato in particolare a Germano Turri, primavera 1925. Sul piatto del tamburello, fatto con pelle d'asino tesa, Barbarani scrive di suo pugno la prima strofa della poesia San Zeno che ride.
«Bala che vegna!». Minico Bardassa, rebate el colpo che vien zò dal çiel, e tuto quanto in giro par la piassa cioca e se spande el son del tamburel.

