Cultura di L.P. , 22/04/2026 16:04

VIDEO | Frida Kahlo, A revolutionary life: la nuova mostra immersiva al Teatro Ristori

Un viaggio in tredici tappe, tante quanti sono i mesi del calendario lunare proprio delle civiltà matriarcali, per raccontare la vita e l’immaginario di un’artista assurta a icona pop del contemporaneo. Un percorso scandito dalla musica – tra le note di Bach, Edith Piaf, Violeta Parra e molti altri insieme alle composizioni originali di Luca Longobardi – in cui le immagini prendono vita nel trasportare il pubblico in una dimensione onirica capace di far comprendere la potenza creativa di un talento che ha esplorato, tenendole insieme, le dimensioni folckloriche, emotive e politiche del suo mondo.

È Frida Kahlo| A Revolutionary Life, la creazione immersiva firmata da Massimiliano Siccardi e Luca Longobardi e Vittorio Guidotti, in scena al Teatro Ristori di Verona dal 30 maggio all’11 ottobre. Un’opera che conclude idealmente per Siccardi e Longobardi, creativi che hanno ridefinito il concetto di arte immersiva nel mondo, una trilogia dedicata agli artisti che a loro avviso più hanno segnato il punto di svolta nel sentire contemporaneo: Van Gogh, Klimt e, per l’appunto, Frida Kahlo.

Prodotto da CREA srl Impresa Sociale, società strumentale di Fondazione Cariverona, questo viaggio nel cosmo dell’artista messicana è concepito come “un’opera totale” in cui musica, immagine e parola sviluppano un grande affresco visivo, idealmente riconducibile proprio alla modalità espressiva di colui che più influenzò la sua vita: Diego Rivera.

Le immagini, realizzate con tecniche miste, spaziano dal disegno a mano all’intelligenza artificiale, effigiando uno straordinario poema visivo che si dipana in un potente affresco cinetico, capace di restituire al pubblico quell’insieme di arte folklorica, surrealismo, misticismo e realismo magico che caratterizzano la sorgente creativa a cui ha attinto Frida Kahlo, ben rappresentata nella incredibile serie rivelatrice di autoritratti.

Non una esposizione cronologica dei diversi stili attraversati dall’artista nel corso della sua esistenza, quindi, ma una crasi tra elementi solo apparentemente contraddittori e capaci in realtà di illuminarsi vicendevolmente. La narrazione accompagna il pubblico in ogni passo dell’esistenza di Kahlo, dilaniata dal dolore, ribollente di passione e di colore ardente. Una vita vissuta come autentico tributo alla poesia, alla politica, alla sofferenza e all’amore, tutti abbracciati e accolti senza esitazione per divenire parte essenziale del suo fascino travolgente.

Come ebbe a scrivere il poeta e pittore José Moreno Villa (Malaga 1887 – Città del Messico 1955), “è impossibile separare la vita e l’opera di questa persona così particolare: i suoi dipinti sono la sua biografia”. Ed è proprio questo che sperimenterà il pubblico dell’opera immersiva a lei dedicata.

L’esperienza comincia con il Viaggio nel mondo riflesso, in cui si interpretano le parole di Frida “la vita scorre e apre sentieri che non si percorrono invano”, per poi proseguire Attraverso la città e aprirsi a L’incontro, il mondo di Diego.

Con Un respiro rivelatore si rivive la fantasia immaginativa con cui Frida bambina, costretta a letto dalla poliomelite, apriva una “porta” sul mondo esterno alitando sul vetro della finestra e disegnandovi sopra un varco con un dito, mentre in Radici (le antiche civiltà) si attraversa l’universo dei simboli archetipi che vivificano l’arte di Frida, che culmina nell’accordo tra mascolino e femminino in Matrimonio (la vestizione della Dea). Irrompono poi la Rivoluzione e la contraddittoria esperienza nordamericana di Los Estados Unidos.

Lo sguardo accecante precede con la sua luce il mondo di tenebre della Danza macabra (sogni e incubi), che insieme divengono Una vita in scena. Il Sogno del cervo ferito (persi nel suo mondo) anticipa come presagio di morte forse l’episodio più importante della vita di Kahlo, rappresentato infine in Frida vive (il tram), ultima tappa di questo ideale anno lunare che nella sua fine determina il proprio inizio: un incidente quasi fatale che, spezzando un’esistenza, fa erompere un potente slancio creativo.

Il risultato è, come la definiscono gli stessi autori, uno sguardo intenso sulla “donna dei nostri sogni”, in cui “attraversiamo la sua vita nelle intricate vie che si dissipano come sentieri in una foresta, scopriamo le sue radici, fra lenzuola sdrucite del suo letto con i suoi amori e i suoi dolori, nelle città abitate con lo sguardo di una bimba e nelle metropoli di cui ha assorbito gli influssi modernizzatori”.

«Frida ha guardato il mondo attraverso il proprio corpo e le proprie radici, profondamente legate alla cultura precolombiana. Ha scavato paure, dolori e amori, traducendoli in opere dense di segni e simboli, dove tutto si condensa, spesso, nel suo sguardo diretto e indagatore.» prosegue Massimiliano Siccardi «Amo pensare a Frida come a una performer ante litteram: tra le prime artiste a fare del proprio corpo un linguaggio, del dolore un’immaginazione, dell’amore il segno profondo della rivoluzione culturale che attraversa i primi decenni del Novecento. Questa opera nasce da qui: è un viaggio onirico, a tratti macabro, sensuale, irreale, metafisico, infantile. Un’esperienza immersiva che avvolge lo spettatore in un sogno da cui non si esce mai».

Uno sguardo che è sostenuto dal suono delle note di una musica capace di riempirlo di significato. Longobardi, compositore di formazione classica (allievo di Roberto De Simone), ha costruito una partitura sonora che contamina e attraversa epoche e linguaggi: da Grazie alla vita di Violeta Parra interpretata da Gabriella Ferri all’Ave Maria eseguita da Mina, dalla reinterpretazione di Florence + the Machine di Stand by me di Benjamin Nelson, Jerry Leiber e Mike Stoller a La vie en rose di Edith Piaf cantata dal vivo da Madonna fino a brani originali Mi Pais o Aura (sul sistema temperato equabile).

«La colonna sonora che ho concepito per raccontare Frida – osserva Luca Longobardi – usa molte voci differenti per parlarci della sua forza, della sua creatività e della sua perseveranza. È come se Frida stessa ci parlasse della sua vita e della sua esperienza attraverso due tipi di ritmo: uno più energico e dirompente, che caratterizza la prima parte dello spettacolo, e uno più meditativo, quasi al rallentatore, in cui ogni sensazione è intrappolata in una bolla sensoriale che sa di memoria celebrata».

«Progetti di questa natura rappresentano una leva strategica per la città, capaci di coniugare qualità progettuale, innovazione dei linguaggi e apertura verso pubblici sempre più ampi, anche a livello internazionale», commenta Filippo Manfredi, Direttore Generale di Fondazione Cariverona e Consigliere Delegato CREA srl Impresa Sociale.

«In questo percorso, CREA si sta affermando come promotore di progettualità contemporanee che integrano linguaggi artistici e dimensione digitale, contribuendo a rafforzare il posizionamento del Teatro Ristori come spazio aperto alla sperimentazione e alle nuove forme di fruizione. Si tratta di iniziative che dialogano in modo naturale anche con le dinamiche del turismo culturale, offrendo nuove chiavi di lettura della città e generando un valore duraturo per il territorio».

Flavio Mario Pasini, Presidente della Provincia di Verona: «Come amministratori, siamo spesso abituati a concentrarci sui bilanci e sulle infrastrutture fisiche. Tuttavia, realtà come CREA ci ricordano che il patrimonio immobiliare e artistico di una città rimane una risorsa inerte se non viene attivata da linguaggi capaci di parlare alla cittadinanza di oggi. Investire nella cultura e in strumenti di mediazione tra antico e moderno non è un semplice esercizio estetico, ma un’operazione di comunicazione sociale e di arte consapevole del presente. Portare la vita e le opere al pubblico attraverso tecnologie immersive risponde a principi fondamentali: l’accessibilità, che abbatte le distanze, e la memoria, che diventa stimolo per il futuro.»

Marta Ugolini, Assessora alla Cultura del Comune di Verona: «Portare a Verona un progetto immersivo come quello dedicato a Frida Kahlo significa arricchire l'offerta culturale con un linguaggio coinvolgente, capace di suscitare emozioni e di incoraggiare i visitatori ad avvicinarsi all'arte figurativa, come un qualcosa che ci interpella. In Frida, come del resto in alcune opere di altri artisti ora esposte a Palazzo Forti, il tema del corpo non è solo soggetto, ma si fa esso stesso linguaggio artistico e testimonianza politica e civile. Esprimo un sentito ringraziamento a CREA e a Fondazione Cariverona per il loro impegno costante e multiforme a sostegno del sistema culturale veronese. Grazie a questo impegno, la programmazione estiva del Teatro Ristori permette di far vivere un sito prezioso della nostra città collocato appena al di fuori dalle rotte più battute dai visitatori, valorizzando così anche il nostro paesaggio urbano semi-centrale e dimostrando come la cultura possa essere un motore straordinario per una fruizione della città più lenta, consapevole e diffusa».