Pattuglie antidegrado, La Ronda della Carità: "Non sono rifiuti, ma persone"

La Ronda della Carità interviene sulla nuova iniziativa del Comune di Verona, raccontata dal Corriere di Verona, che prevede l'attivazione di pattuglie miste composte da Polizia locale e operatori Amia nelle zone del centro cittadino dove più frequentemente si trovano persone che dormono all'aperto.
L'associazione esprime forti perplessità sulle modalità e, soprattutto, sul linguaggio utilizzato per descrivere l'intervento. A finire nel mirino sono alcune espressioni riportate nell'articolo, come «allontanare le presenze moleste o indesiderate», «provvedere immediatamente alla pulizia dell'area», «bivacco cronico» e «tanti clochard non vogliono aiuto».
Secondo la Ronda della Carità, affiancare l'azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti a un intervento di sicurezza rivolto a persone senza dimora rappresenta un accostamento improprio. «Mette sullo stesso piano le persone e i rifiuti», osserva l'associazione, ricordando che «chi dorme sotto i portici prima di essere un problema di decoro è una persona in difficoltà, con una storia, con fragilità e con percorsi di vita spesso molto complessi».
L'organizzazione contesta anche l'affermazione secondo cui molte persone senza dimora non vorrebbero ricevere aiuto. «La nostra esperienza quotidiana racconta altro», sottolinea, spiegando che «quasi sempre queste persone non hanno scelto la strada e ci si ritrovano perché non hanno alternative».
In molti casi, infatti, chi vive all'aperto avrebbe già cercato una soluzione attraverso le strutture di accoglienza, senza però trovare disponibilità. «Molte hanno bussato alla porta delle strutture di accoglienza e si sono sentite rispondere che non c'era posto. Dove avrebbero dovuto andare? Dove avrebbero dovuto trascorrere la notte?», domanda l'associazione.
Un problema che, secondo la Ronda della Carità, rischia di rimanere irrisolto almeno fino alla fine di novembre, quando, con l'avvio dell'emergenza freddo, è previsto un aumento dei posti disponibili. «Fino ad allora? L'intervento rischia di spostare il problema solo di qualche via», avverte.
Non è la prima volta che l'associazione prende posizione sul tema. Già lo scorso inverno, dopo lo sgombero a Quinzano, insieme ad altre realtà del territorio aveva ribadito la necessità di non procedere ad allontanamenti senza individuare soluzioni alternative per le persone coinvolte.
La Ronda della Carità precisa di non voler contrapporre il diritto dei cittadini a vivere in una città curata a quello delle persone più fragili di essere accolte e rispettate. «I due diritti possono e devono convivere», afferma, riconoscendo l'importanza della pulizia e della cura degli spazi pubblici, ma sottolineando che «non possono essere la sola risposta a una questione sociale che chiede accoglienza, servizi adeguati, ascolto e interventi strutturali».
Il messaggio conclusivo dell'associazione è un richiamo al modo in cui una comunità sceglie di affrontare la marginalità: «Una città non si misura soltanto dalla pulizia delle sue strade, ma da come tratta chi vive ai margini».

