Cronaca di Redazione , 30/10/2026 9:00

"Ammazzò la moglie con l'insulina", arrestato dopo due anni. Una storia che sembra un film

Il presunto assassino con la moglie
Il presunto assassino con la moglie

Una storia che sembra uscire da un film, con il marito che avvelena lentamente la moglie, ne fa cremare il corpo, inscena un lutto e arriva anche a tentare il suicidio - iniettandosi dosi non letali - e infine incassa l'assicurazione sulla vita di lei. Uno scenario ricostruito pazientemente a Verona dalla Squadra Mobile, anche su input della famiglia della vittima, e sui riscontri dell'autopsia, e che dopo due anni ha portato all'arresto del presunto uxoricida. In carcere, su ordinanza di custodia emessa dal Gip del tribunale, è così finito Nadir Rossi, 35 anni, ex infermiere al Pronto Soccorso dell'ospedale Borgo Roma della città scaligera, indagato per omicidio pluriaggravato della moglie, Jessica Dalla Chiara, morta il 24 giugno 2024 a 32 anni nella sua abitazione di Bussolengo. Anche lei era infermiera nell'assistenza domiciliare per l'Ulss 9 Scaligera. All'uomo sono contestati anche i reati di tentato omicidio aggravato, distruzione e soppressione di cadavere mediante fraudolenta cremazione, truffa assicurativa e peculato continuato di farmaci.

Due le segnalazioni che hanno avviato l'indagine della Mobile veronese. La prima è pervenuta nel luglio 2024 direttamente dall'Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona - da cui dipende Borgo Roma - dopo le analisi sul corpo della donna, colpita da ripetuti episodi di ipoglicemia, non per cause naturali, ma somministrazioni non terapeutiche di insulina. I genitori di Jessica hanno poi espresso profondi dubbi sulle reali cause del decesso e sulla frettolosa gestione del corpo, subito fatto cremare dal genero. Si è così formato un quadro in cui il marito ha lentamente "aggredito" la salute della moglie, che si fidava completamente di lui. Un primo tentativo di ucciderla sarebbe avvenuto la notte del 22 maggio 2024, quando la donna venne colpita da un arresto cardio-circolatorio per un'iniezione di insulina che le ridusse il tasso glicemico sotto il valore critico e venne salvata dal 118.

Durante il ricovero a Borgo Trento, potendo accedere indisturbato al reparto anche al di fuori degli orari di visita, Rossi avrebbe continuato a iniettarle insulina tramite i cateteri venosi a cui era collegata, provocandole altre tre crisi. Da un esame delle urine dell'8 giugno c'erano poi tracce di benzodiazepine, forse somministrate per indurle uno stato di torpore e praticare meglio le infusioni di insulina. La tragica conclusione il 24 giugno, a tre giorni dal rientro a casa, con l'ultima flebo fatale. Altro elemento a carico di Rossi sono le tracce delle ricerche internet sul suo smartphone, tutte legate ai sintomi dell'ipoglicemia grave, fin dall'aprile del 2024. A pochi giorni dalla morte della moglie, anche un saggio dal titolo "The Angels of Death. L'ipoglicemia come strumento di morte", sugli omicidi commessi con farmaci ipoglicemizzanti.

E' scattato anche il depistaggio: Rossi avrebbe indotto in errore l'ufficiale di stato civile di Bussolengo, procedendo alla cremazione e alla tumulazione delle ceneri appena dopo il funerale, probabilmente per impedire l'autopsia. Avrebbe manipolato una sorta di "ultime volontà" sul telefono della moglie, in cui esprimeva comprensione per una relazione extraconiugale che il marito aveva con un'altra donna. Infine ha incassato la polizza vita. Rossi aveva poi tentato il suicidio nel novembre 2025 nello spogliatoio del Pronto Soccorso di Borgo Roma, rubando cinque fiale di un farmaco a base di fentanyl e 10 di morfina, venendo poi trovato esanime dai colleghi con un'ago-cannula nel braccio e lettere d'addio contro la magistratura e l'Azienda Ospedaliera, che lo ha licenziato. Ma dalla consulenza tossicologica è emerso che anche questa era una messinscena: le concentrazioni di fentanyl e midazolam rilevate erano nettamente inferiori rispetto a quelle mortali.

"Il nostro assistito avrà modo di esercitare pienamente il proprio diritto di difesa nelle sedi opportune, nel rispetto della gravità e della delicatezza della vicenda" ha affermato l'avvocato Giacomo Giulianelli, legale di Nadir Rossi. "In questo momento - aggiunge Giulianelli, riferendosi alla figlia della coppia - la priorità assoluta è garantire la tutela e la serenità del minore, che deve essere preservato da qualsiasi esposizione mediatica o strumentalizzazione, nel rispetto della sua riservatezza e del suo benessere".