Cambiamo aria: l’estate conferma l’allarme smog, a Verona preoccupa soprattutto l’ozono

L’inquinamento atmosferico non dà tregua e, con l’arrivo dell’estate, cambia semplicemente volto. È quanto emerge dall’aggiornamento di fine luglio del progetto “Cambiamo aria”, realizzato dall’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign, in collaborazione con Isde Italia. I dati mostrano criticità diffuse nelle principali città italiane, con Verona tra i centri in cui emergono segnali particolarmente preoccupanti, sia per l’ozono sia per le polveri sottili e ultrasottili.
Se nei mesi freddi l’emergenza è soprattutto legata a PM10 e PM2,5, nei mesi di giugno e luglio a imporsi è l’ozono, favorito dalle alte temperature e dall’intensa radiazione solare. A Verona, la stazione di Giarol Grande ha registrato 43 giornate oltre i 120 µg/m³ nei soli due mesi considerati, mentre sono state 55 le giornate oltre i 100 µg/m³, il valore indicato dall’Organizzazione mondiale della sanità.
Ozono, giugno e luglio sotto osservazione
L’ozono è un inquinante secondario: non viene emesso direttamente dalle attività umane, ma si forma nell’atmosfera attraverso reazioni fotochimiche che coinvolgono soprattutto ossidi di azoto e composti organici volatili. Per questo motivo le concentrazioni tendono ad aumentare durante le giornate più calde e soleggiate.
Il dato di Verona assume particolare rilievo proprio perché in appena due mesi la soglia di 120 µg/m³ è stata superata per 43 giorni a Giarol Grande. Un valore che colloca la città ai livelli di altre importanti realtà del Nord Italia e che evidenzia come l’inquinamento estivo rappresenti ormai una componente strutturale della qualità dell’aria.
La normativa vigente considera come valore obiettivo 120 µg/m³, calcolato sulla massima media mobile di otto ore, con un massimo di 25 giorni di superamento all’anno. Il quadro è però destinato a diventare più severo con l’applicazione della nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria, che porterà a 18 il numero di superamenti consentiti.
Ancora più significativa è la distanza dalle raccomandazioni dell’Oms, che indica come riferimento 100 µg/m³. A Verona Giarol Grande, tra giugno e luglio, tale valore è stato superato in 55 giornate.
L’ozono non è un problema soltanto ambientale. L’esposizione può provocare irritazione delle vie respiratorie e riduzione della funzionalità polmonare, oltre ad aggravare asma e altre patologie respiratorie e cardiovascolari. Particolare attenzione è necessaria per bambini, anziani, persone con malattie croniche e per chi svolge attività fisica o lavorativa all’aperto.
A Verona resta alta anche la pressione delle polveri sottili
Se l’estate mette in evidenza l’ozono, i dati di “Cambiamo aria” ricordano che il problema delle polveri non è affatto risolto. A Verona, in Corso Milano, nei primi sette mesi dell’anno, sono già state registrate 40 giornate oltre l’attuale limite giornaliero per il PM10, fissato a 50 µg/m³ e non superabile per più di 35 giorni nell’arco di un anno.
La situazione appare ancora più critica se si considera il futuro limite europeo previsto dal 2030: il valore giornaliero scenderà a 45 µg/m³, con un massimo di 18 superamenti annuali. Applicando questo riferimento ai dati disponibili, in Corso Milano ha già raggiunto 43 giornate oltre la soglia.
Il dato è particolarmente significativo perché il periodo più critico per il PM10 deve ancora arrivare. Le concentrazioni delle polveri tendono infatti ad aumentare in autunno e inverno, quando alle emissioni si aggiungono quelle legate al riscaldamento degli edifici e le condizioni meteorologiche favoriscono il ristagno degli inquinanti.
PM2,5, un problema che riguarda anche Verona
La situazione non riguarda soltanto le particelle più grandi. Anche il PM2,5, composto da particelle particolarmente fini e in grado di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio, continua a rappresentare una delle principali criticità della qualità dell’aria.
A Verona Giarol Grande sono state registrate 104 giornate oltre il valore di 15 µg/m³ indicato dall’Oms. Un dato che mostra quanto sia ancora ampia la distanza tra la situazione reale e gli obiettivi di tutela della salute.
Nel complesso, il confronto tra 2025 e 2026 restituisce un quadro non uniforme: alcune stazioni mostrano miglioramenti, altre peggioramenti. Ma il dato più importante è la distanza ancora consistente sia dagli obiettivi europei previsti per il 2030 sia dai valori raccomandati dall’Oms.
Il problema dello smog non finisce con l’inverno
L’aggiornamento di “Cambiamo aria” fotografa quindi una situazione in cui l’inquinamento cambia forma nel corso dell’anno, ma non scompare. A Verona l’inverno porta con sé il problema delle polveri sottili, mentre l’estate fa emergere con forza quello dell’ozono. Il passaggio dalla stagione fredda a quella calda non coincide dunque con la fine dell’emergenza, ma con una sua trasformazione. Il quadro è particolarmente importante anche alla luce dell’aumento delle temperature e della maggiore frequenza delle ondate di calore: condizioni che possono favorire la formazione dell’ozono e rendere più frequenti gli episodi di forte inquinamento fotochimico.
Più trasporto pubblico, più bici e meno auto
Secondo Isde Italia, per affrontare il problema servono politiche capaci di intervenire durante tutto l’anno e sulle diverse fonti di emissione. Tra le priorità indicate figurano la riduzione del traffico motorizzato privato, il rafforzamento del trasporto pubblico e della mobilità ciclabile e pedonale, la riqualificazione energetica degli edifici e una più rapida elettrificazione dei consumi, accompagnata dalla crescita delle fonti rinnovabili.
Per Verona, i dati suggeriscono quindi la necessità di non concentrare gli interventi esclusivamente sui mesi invernali. La qualità dell’aria richiede una strategia che tenga insieme traffico, riscaldamento, pianificazione urbana e mobilità sostenibile.
I numeri di giugno e luglio aggiungono infatti un elemento nuovo a un problema già noto: anche quando le polveri diminuiscono, l’aria non diventa necessariamente pulita. L’ozono prende il posto del PM come principale criticità stagionale e, a Verona, i 43 giorni oltre i 120 µg/m³ e i 55 oltre i 100 µg/m³ registrati a Giarol Grande nei due mesi estivi rappresentano un campanello d’allarme che non può essere ignorato.

