Omicidio Maltesi, nuovo processo d’appello: la Cassazione riapre il nodo della premeditazione

Il caso giudiziario legato all’omicidio di Carol Maltesi tornerà ancora una volta in aula. Il prossimo 16 settembre la Corte d’Assise d’Appello di Milano sarà chiamata a riesaminare uno degli aspetti centrali della condanna inflitta a Davide Fontana, il 46enne già condannato all’ergastolo per il delitto della giovane, avvenuto nel gennaio del 2022.
A riaprire il procedimento è stata la Corte di Cassazione che, pur confermando la responsabilità penale dell’imputato e la pena del carcere a vita, ha disposto un nuovo giudizio limitatamente alla contestazione della premeditazione. Rimangono invece definitivamente riconosciute le aggravanti relative alla crudeltà, così come i reati connessi all’occultamento e alla distruzione del cadavere.
L’omicidio avvenne a Rescaldina, nel Milanese, dove Carol Maltesi viveva. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la ragazza venne uccisa all’interno della propria abitazione dall’ex compagno, che successivamente tentò di cancellare le tracce del delitto nascondendo il corpo per settimane prima di disfarsene in una zona isolata.
La vicenda presenta anche un legame con Verona. Tra gli elementi emersi durante le indagini vi sarebbe infatti la volontà della giovane di trasferirsi nel Veronese per stare più vicino al figlio, residente in provincia con il padre. Una scelta che, secondo l’accusa, avrebbe contribuito ad aggravare i contrasti con Fontana.
Il nuovo processo riprenderà davanti a una diversa composizione della Corte d’Assise d’Appello milanese. A rappresentare la madre della vittima saranno ancora le avvocate Anna Maria Rago e Veronica Villani, già presenti nei precedenti gradi di giudizio.
L’iter processuale si è sviluppato attraverso più passaggi. Nel giugno del 2023, in primo grado, la Corte d’Assise di Busto Arsizio aveva condannato Fontana a trent’anni di reclusione, escludendo però le aggravanti richieste dalla Procura. I giudici avevano ritenuto non sufficientemente provata l’esistenza di un piano organizzato prima dell’omicidio, evidenziando piuttosto comportamenti successivi giudicati confusi e privi di una strategia precisa.
La Procura generale e i legali della famiglia Maltesi avevano quindi impugnato la decisione. Nel febbraio 2024 la Corte d’Appello aveva ribaltato in parte il verdetto, riconoscendo sia la crudeltà sia la premeditazione e disponendo l’ergastolo per l’imputato.
Successivamente la Cassazione ha confermato quasi integralmente la sentenza, chiedendo tuttavia un ulteriore approfondimento esclusivamente sull’elemento della premeditazione. Anche nel caso in cui quest’ultima aggravante non venisse confermata, la condanna al carcere a vita resterebbe comunque valida grazie al riconoscimento definitivo della crudeltà del delitto.

