Cronaca di Redazione , 20/04/2026 11:15

VIDEO | Secondo 'no' al suicidio assistito in Veneto, l'appello video del paziente 67enne

Roberto, appello al suicidio assistito

Per la seconda volta, a febbraio 2026, l'Ulss ha emesso un diniego al suicidio assistito di Roberto, paziente veneto di 67 anni con un tumore incurabile al cervello diagnosticatogli nel 2006. L'uomo ha ottenuto di potervi accedere in Svizzera, ma vuole morire a casa sua. L'Ulss si era già opposta a maggio 2025 e, contro il secondo diniego, Roberto ha presentato ricorso in Tribunale insieme ai propri legali per chiedere al giudice di valutare la legittimità costituzionale dell'articolo 580 del codice penale, "istigazione o aiuto al suicidio", per come riformato dalla sentenza n. 242/2019 della Corte costituzionale, nella parte in cui non prevede la "prognosi infausta" come criterio alternativo all'essere tenuto in vita da "trattamenti di sostegno vitale" per l'esclusione della punibilità.

Con lui il collegio legale dell'Associazione Luca Coscioni, coordinato dall'avvocata Filomena Gallo. Il ricorso contempla la richiesta di sollevare la questione di legittimità davanti alla Corte costituzionale e, conseguentemente, di ordinare alla Asl di modificare le proprie conclusioni.
Intanto però Roberto, che è affetto da un glioma diffuso, ha deciso anche di uscire dall'anonimato e di chiedere la libertà di porre fine alla propria vita anche attraverso un video: "Vorrei porre fine ai miei giorni prima che diventino impossibili a viversi. All'improvviso potrei perdere la vista, la parola, la capacità di muovere le braccia, le gambe - spiega nel suo appello -. Purtroppo non c'è possibilità di cura. Ogni sera spero di morire nel sonno. La mattina faccio fatica ad alzarmi dal letto. Per questo ho chiesto di essere aiutato a morire come previsto dalla Corte costituzionale. In Svizzera sono pronti ad aiutarmi, ma preferirei morire a casa mia. Credo che una prognosi infausta come la mia debba essere un requisito sufficiente per avere l'aiuto del mio sistema sanitario. È una questione di dignità".

Per Gallo, segretaria dell'associazione, e il tesoriere Luca Cappato, "il caso di Roberto dimostra dimostra la necessità di una legge che ampli i diritti delle persone nel fine vita, come la nostra legge di iniziativa popolare per l'eutanasia legale".