Tragedia del Cadore, Angelika Hutter torna in comunità: prosegue il percorso terapeutico

È rientrata nella struttura sanitaria di Ronco all’Adige la 34enne tedesca Angelika Hutter, condannata per il tragico incidente avvenuto nel 2023 a Santo Stefano di Cadore, in cui persero la vita tre persone della stessa famiglia. La donna era stata recentemente ricoverata dopo essere rimasta coinvolta in un nuovo episodio alla fine del 2025.
Dopo le dimissioni dall’ospedale di Borgo Trento, dove era stata curata per le gravi conseguenze dell’investimento subito, Hutter è tornata nella comunità terapeutica Don Girelli. Qui prosegue un percorso riabilitativo legato a fragilità psicologiche già emerse in passato, sotto il regime della libertà vigilata.
La vicenda risale al 6 luglio 2023, quando la donna, alla guida della propria auto, travolse una famiglia in vacanza: morirono un uomo di 47 anni, il figlio di due anni e la nonna sessantasettenne. I genitori del bambino rimasero feriti ma sopravvissero. Un episodio che scosse profondamente l’opinione pubblica e che portò a una condanna definitiva, con pena concordata nell’ottobre 2024.
Dopo un periodo di detenzione, Hutter aveva iniziato un programma di recupero nella struttura veronese, seguita da personale sanitario e da un amministratore di sostegno. Le attività quotidiane, tra cui piccoli lavori e mansioni domestiche, facevano parte di un percorso volto a favorire un progressivo reinserimento.
Il 28 dicembre 2025, tuttavia, la donna si era allontanata dalla comunità, finendo lungo una strada provinciale dove era stata investita da un’auto. Secondo gli accertamenti, non vi sarebbero responsabilità da parte del conducente. Le circostanze dell’episodio restano delicate e hanno sollevato interrogativi anche sullo stato psicologico della donna.
Oggi, ristabilitasi dopo il ricovero, Hutter è nuovamente seguita all’interno della struttura, mentre si attende una decisione del tribunale di sorveglianza in merito alla possibilità di proseguire il percorso in regime di domiciliari nella stessa comunità. L’esito sarà determinante per definire le modalità con cui sconterà il residuo della pena.
Secondo quanto emerge, la donna continua a vivere una condizione di forte fragilità emotiva e fisica. Pur consapevole della gravità dei fatti, non conserverebbe un ricordo diretto dell’incidente del 2023. La sua situazione resta quindi al centro di una valutazione che intreccia aspetti giudiziari e sanitari, in un caso che continua a segnare profondamente tutte le persone coinvolte.

