Cronaca di Morena Trolese , 14/11/2025 14:24

VIDEO | Turetta, fine del processo. I legali dei Cecchettin: riconosciuto il "movente di genere"

Il presidente della Corte d'Assise d'appello di Venezia Michele Medici

“E’ una lotta, quella contro i femminicidi, da combattere fuori dalle aule di giustizia, una volta che giustizia si è fatta. La vicenda di Giulia e il processo a Turetta ci insegnano questo”. A dirlo i legali della famiglia Cecchettin che sottolineano la modernità del riconoscimento del movente di genere.

Con la rinuncia all’appello da entrambe le parti, accusa e difesa, viene confermata la sentenza in primo grado per Filippo Turetta, condannato all’ergastolo il 3 dicembre 2024. Le aggravanti di stalking e crudeltà non verranno mai discusse.

In un’udienza lampo dall’aula bunker di Mestre la corte d’Assise di appello di Venezia, presieduta da Michele Medici, mette oggi - 14 novembre 2025 - la parola fine alla vicenda giudiziaria sull’omicidio di Giulia.

L’imputato Turetta ha rinunciato a comparire in aula, non ci sono nemmeno i suoi legali Giovanni Caruso e Monica Cornaviera: sostituiti dai giovani dello studio legale, Jacopo Della Valentina e Chiara Mazzocco. 

“Una situazione singolare”, dice Medici, “davanti ad un appello con rinuncia da ambo le parti, non vi sono motivi di discussione”. 

Dalla parola fine al processo emergono però sfumature di carattere sia penale che sociale. A coglierle sono i legali dei Cecchettin: Stefano Tigani, legale di Gino Cecchettin, e Nicodemo Gentile, legale di Elena Cecchettin.

Se la tragedia di Giulia ha fatto aprire gli occhi, anche il processo farà storia con la sua fine.