Cronaca di Giovanni Vitacchio , 27/11/2025 10:00

VIDEO | Castel d’Azzano, dopo l’esplosione le denunce dei vicini: nuovi guai per i Ramponi

All’indagine per strage che pesa sui fratelli Ramponi si aggiunge ora un nuovo capitolo: alcune famiglie che abitano accanto al casolare distrutto il 14 ottobre hanno presentato formali querele per danneggiamento. La deflagrazione, che ha devastato l’edificio di via San Martino a Castel d’Azzano, non solo ha provocato la morte dei carabinieri Marco Piffari, Valerio Daprà e Davide Bernardello e il ferimento di 27 persone, ma avrebbe causato anche seri danni alle abitazioni vicine, spingendo i residenti a rivolgersi alla magistratura.

A sottolineare questo elemento è il tribunale del Riesame di Venezia, che nelle motivazioni del rigetto delle richieste di attenuazione della misura cautelare avanzate da Dino e Franco Ramponi evidenzia proprio l’esistenza delle segnalazioni dei vicini. I due fratelli, assistiti dagli avvocati Fabio Porta e Domenico Esposito, restano in carcere a Montorio, dove sono rinchiusi dal giorno dell’esplosione.

Secondo la difesa, quanto avvenuto sarebbe frutto di un evento non intenzionato e tutt’altro che devastante. L’avvocato Esposito sostiene che la struttura sarebbe crollata solo nei suoi punti più fragili, negando che vi fosse un reale pericolo per la collettività e attribuendo la morte dei tre militari non all’onda d’urto, ma al crollo successivo. Secondo questa versione, inoltre, le altre bombole presenti nel casolare non avrebbero potuto esplodere grazie a una cintura d’acciaio che le bloccava.

La procura, invece, parla di un vero e proprio piano. All’interno dell’edificio erano state trovate due molotov artigianali e otto bombole di gas, due delle quali aperte. Le immagini registrate dalla bodycam di uno dei carabinieri mostrerebbero Maria Luisa Ramponi mentre si avvicina a due bombole prima di innescare la scintilla fatale con un accendino. Intanto lei è ancora ricoverata all’ospedale di Borgo Trento per le gravi ustioni riportate. Il suo interrogatorio davanti alla giudice Carola Musio non è ancora stato programmato. Stando agli atti del Riesame, durante i soccorsi la donna avrebbe affermato di essere «pronta a provocare nuove esplosioni», frase che ha ulteriormente allarmato gli inquirenti.

Mentre le indagini per strage procedono, i residenti della zona — già scossi dalla violenza dell’esplosione e dalle settimane di lavoro dei tecnici — hanno deciso di far valere le proprie ragioni in sede penale per i danni subiti. Le loro denunce, ora formalmente acquisite, aprono un ulteriore fronte giudiziario per i fratelli Ramponi, già accusati di aver predisposto un piano che, secondo i magistrati, non può essere interpretato come un semplice incidente.