Cronaca di Redazione , 27/08/2025 8:03

Rete Tante Tinte, Albertini (PD): "Dopo 30 anni di lavoro rischia di saltare tutto"

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Da trent’anni esiste a Verona una rete di Istituti scolastici, la cosiddetta Rete TanteTinte, che si occupa di portare avanti progetti di integrazione scolastica, linguistica, sociale. 

La Rete è coordinata da un insegnante, che viene ogni anno appositamente distaccata/o dall’insegnamento per poter assolvere questo compito.

 Quest’anno, ad una manciata di giorni dall’inizio dell’anno scolastico, non si hanno certezze sul futuro del progetto.

 L’Ufficio Scolastico Provinciale non ha infatti ad oggi destinato alcun insegnante al coordinamento della Rete.

 Un passaggio fondamentale, soprattutto considerando il fatto che la Rete si compone di dieci centri di coordinamento sparsi su tutto il territorio provinciale, che segue progetti sviluppati in collaborazione con Università di Verona, di Padova e con l’Ulss 9. Che partecipa ai bandi. Che coordina iniziative. Che si occupa di reperire e gestire fondi europei e statali.

“L’incertezza sulla conferma di un coordinamento che segua il progetto mi è stata segnalata da molti insegnanti che si sono detti estremamente preoccupati”, spiega Alessio Albertini, vice segretario del PD di Verona.

E si tratterebbe di un’incertezza che dura da tempo.

“Mi risulta che già a febbraio il Consiglio di rete TanteTinte avesse espresso la propria preoccupazione per la sopravvivenza della rete TanteTinte nel prossimo anno scolastico”.

La posta in gioco è alta.

“La Rete Tante Tinte svolge a Verona e per Verona da trent’anni un lavoro fondamentale di integrazione sociale e linguistica rivolta agli studenti stranieri che così imparano non solo la nostra lingua ma anche la nostra cultura.  Pare che il mancato distacco dipenda dal fatto che l’indirizzo da seguire per gli Uffici Scolastici Provinciali sia quello di razionalizzare risorse umane che oggi scarseggiano. Da qui l’impossibilità di destinare una persona alla Rete. Non discuto il dato della mancanza di personale, mi permetto però di dire che non è questo il campo a cui sottrarre energie. Non ora. Siamo tutti preoccupati per le conseguenze della mancata integrazione delle seconde generazioni, non possiamo sottrarre risorse e tempo ai progetti che proprio di integrazione si occupano. Questo dovrebbe essere il momento di investire di più, non certo di meno”.

Ad essere in discussione non è quindi l’esistenza della Rete, ma il suo funzionamento. Rimarrebbe in vita con una capacità di intervento fortemente ridotta. In bilico ci sono progetti di fondamentale importanza.

 Per fare un esempio, il progetto FAMI (Fondo Asilo Migrazione Integrazione) cui vengono destinati ogni anno 400 mila euro di fondi europei.

Questi garantiscono l’integrazione scolastica al suo livello base, fornendo 40 ore di mediazione linguistica ad ogni istituto della Provincia.

E cosa servono? A permettere agli insegnanti di dialogare con i genitori di studenti stranieri che non parlano l’italiano e che senza questo servizio verrebbero completamente tagliati fuori dal percorso di istruzione del figlio.

 Se non esiste un referente il servizio non parte. I fondi arrivano e vanno buttati.

 Ma sono tantissime le attività gestite dalla Rete TanteTinte, a partire dal progetto EQI, finanziato da Cariverona insieme a molte realtà del terzo settore, destinato ad un’educazione inclusiva e di qualità, ci sono i corsi estivi realizzati in collaborazione con il Cestim cui hanno partecipato, solo quest’estate, 925 i ragazzi e ragazze tra i 7 e i 18 anni e 89 giovani docenti neolaureati.

 “Spero che tutto questo non stia per essere vanificato con la pretesa di razionalizzare le risorse”, conclude Albertini. “In questo modo il rischio è di perdere tanti fondi e la speranza di un futuro di integrazione”.