Cronaca di Redazione , 14/10/2021 14:00

Covid, ecco i risultati dello studio dell'Università Verona su forme più gravi malattia

Conferenza Universita

Dopo 19 mesi di impegno e di lavoro per comprendere e combattere il virus, le ricercatrici e i ricercatori impegnati nel progetto scientifico "Enact - Conoscerlo per sconfiggerlo, alleanza contro Covid-19", partito nel marzo 2020 con il coinvolgimento di vari gruppi dell'università di Verona, in collaborazione con l'Azienda ospedaliera universitaria integrata, hanno fatto il punto sui più recenti studi.

I risultati sono stati presentati dal Rettore dell'Ateneo scaligero, Pier Francesco Nocini con il presidente della Fondazione Cariverona Alessandro Mazzucco, che ha finanziato il progetto con 2 milioni e 100mila euro, ai quali si è affiancato un contributo di 250mila euro di Fondazione Tim. La ricerca è stata guidata dal direttore della sezione di Immunologia Vincenzo Bronte e con il coordinatore Giovanni Pizzolo.

I relatori sono partiti dal più recente risultato scientifico: la pubblicazione del lavoro svolto dal team coordinato dagli immunologi Vincenzo Bronte e Stefano Ugel, dal titolo "Fatal cytokine release syndrome by an aberrant FLIP/STAT3 axis", sulla rivista del gruppo Nature, Cell Death & Differentiation. Lo studio ha saputo spiegare ancor meglio come avvenga la "tempesta citochinica" che porta alle forme più gravi di Covid-19 e, quindi, arrivare a nuove possibilità di trattamento della malattia. Il gruppo di ricerca della sezione di Immunologia dell'università di Verona ha individuato nel fattore di trascrizione "STAT3" un bersaglio chiave per il trattamento delle forme più gravi di Covid-19.

Lo studio nasce dall'intuizione che l'espressione aberrante di una proteina denominata FLIP in un particolare tipo di cellule (mieloidi) dei soggetti infettati da Sars-Cov-2, attiva in queste cellule un'incontrollata produzione di sostanze infiammatorie e l'acquisizione della capacità di ostacolare la risposta antivirale comportando l'innesco di una serie di eventi che inducono riduzione dei linfociti, danno polmonare e disfunzioni multiorgano. Mimando i quadri patologici più gravi della patologia Covid -19, il modello sperimentale ha inoltre permesso ai ricercatori di testare alcuni trattamenti farmacologici che potrebbero essere utili nella lotta alla pandemia indotta da Sars-Cov-2.