Cronaca di Redazione , 04/05/2021 9:20

Astrazeneca, Palù: Su vaccino non c'è mai stato divieto di limite d'età

Giorgio Palù

Del vaccino anti-Covid di AstraZeneca, “non c’è mai stato un divieto” alla somministrazione negli under 60. L’Agenzia europea del farmaco “Ema non ha posto restrizioni per età, mentre Aifa ha solo dato un’indicazione per uso preferenziale agli over 60. Il suggerimento è stato interpretato come regola, ma non è così”. Lo chiarisce in un’intervista al ‘Corriere della Sera’ Giorgio Palù, presidente dell’Agenzia italiana del farmaco Aifa, dopo che ieri il commissario all’emergenza coronavirus, Francesco Paolo Figliuolo, ha spiegato che – via via che la campagna di profilassi avanzerà – l’uso del vaccino AstraZeneca verrà rivalutato anche per la fascia under 60.

A riprova che l’impiego di questo prodotto-scudo non ha restrizioni d’età, c’è il fatto che “Aifa suggerisce di fare la seconda dose con AstraZeneca a chi ha già fatto la prima con lo stesso vaccino, indipendentemente dall’età – ricorda Palù – Se ne discuterà di nuovo per meglio specificare questo punto ed evitare che, per un irragionevole valutazione del rischio, molti saltino gli appuntamenti e perdano opportunità di proteggere sé e gli altri”.

Facendo il punto sulla campagna di immunizzazione. Palù ricorda che “abbiamo cambiato passo e questo fa ben sperare per la tenuta dell’Italia nei prossimi mesi”. “Siamo passati in poco tempo da 300mila a 500mila vaccinazioni al giorno, entro questo mese potrebbero diventare un milione. E allora si potrà tirare un sospiro di sollievo, salvo imprevisti”, si augura l’esperto.

Ad oggi, “20 milioni di italiani hanno ricevuto una o ambedue le dosi. Risultato niente male – commenta Palù – Oltre l’80% delle persone di età superiore a 90 e 80 anni ha ricevuto la profilassi. Siamo intorno al 60% dei vaccinati tra 70 e 79 anni. Il problema è nella fascia 60-69 anni, dove la percentuale degli immunizzati con una o due dosi è intorno al 25%. Serve un ulteriore sforzo: questa popolazione è particolarmente a rischio in quanto la letalità da Covid-19 è del 2,9%, contro lo 0,8% dei 50-59enni”. Ecco perché “bisogna assolutamente proteggere la decade tra 60 e 70. Spostare a 42 giorni l’intervallo tra la prima e la seconda dose dei vaccini a Rna messaggero, Pfizer-BioNTech e Moderna, che richiederebbero un richiamo a 3 e 4 settimane, ha proprio la finalità di avere 3 milioni di dosi per gli over 60”.

“La curva dei contagi sta scendendo molto lentamente – osserva il virologo – Nell’ultima settimana l’Rt nazionale è intorno allo 0,8, l’incidenza media dei nuovi casi di Covid è calata a 150 casi ogni 100mila abitanti per settimana. Si stanno lentamente liberando i letti in reparti di rianimazione e medicina, diminuiscono i decessi. Le proiezioni sull’occupazione dei posti letto mostrano un decremento. Se alla progressiva discesa uniamo una campagna vaccinale penetrante e capillare come quella che il generale Figliuolo sta portando avanti, ci staccheremo dall’emergenza”. Adesso abbiamo abbastanza dosi? “Tra aprile e giugno ne avremo 55 milioni tra AstraZeneca, Pfizer, J&J e Moderna”, risponde il numero uno dell’Aifa. “A queste potrebbero aggiungersi i lotti di CureVac, che però potrebbero tardare”.

Riguardo alle varianti del coronavirus, Palù ricorda che “il ceppo prevalente in Italia, responsabile del 91% dei nuovi casi, è quello cosiddetto inglese, il B.1.1.7. La variante brasiliana P.1 è al 4,5%, la sudafricana B.1.351 allo 0,1%, la nigeriana B.1.525 allo 0,5%. Conclusione: l’inglese sembra avere un certo vantaggio selettivo quanto a capacità diffusiva e questo ci rassicura. Sappiamo infatti che tutti i vaccini sin qui approvati sono efficaci nel prevenire la malattia, ricoveri e letalità legate a questa variante”.

Ma chi si vaccina contagia? “Uno studio di ricercatori israeliani dimostra che i vaccini a mRna proteggono anche dalla trasmissione del virus”, conferma Palù. “La capacità neutralizzante degli anticorpi indotti dai vaccini è invece diminuita nei confronti delle varianti brasiliana e sudafricana, ma permane l’efficacia protettiva nei confronti della malattia”, aggiunge il virologo. Niente allarmismi, infine, sulla variante indiana: “La B.1.617.2 non è stata ancora classificata come preoccupante dall’Oms, ma solo come ‘interessante’, da tenere sott’occhio”.