Storie di inclusione sociale, a Verona il ristorante dove il cibo è riscatto

Ci sono luoghi dove la cucina va oltre il piatto, diventando un potente strumento di riscatto sociale, autonomia ed etica. Due realtà, una in Veneto e nel Lazio, che raccontano come la ristorazione sappia coniugare un'offerta di alta qualità, sviluppo umano e sostenibilità. Sono tra le 200 storie inserite nella terza edizione della guida "Il Gusto della Cooperazione", dedicata alla ristorazione nata dall'economia sociale.
A Verona si chiama "Il Mangiabottoni", l'osteria nata dalla cooperativa sociale L'Officina dell'A.I.A.S., attiva da oltre 25 anni nel supporto a persone con disabilità verso l'autonomia. Nel 2019, come racconta Emanuele Germiniasi, la cooperativa ha ampliato ol proprio impegno aprendosi al mondo dell'ospitalità e del turismo, creando l'osteria ma anche lo StraVagante Hostel, dando lavoro stabile a 37 persone con disabilità. Il nome dell'osteria è un affettuoso tributo al ricordo di un amico con l'abitudine di mangiare i bottoni, simbolo di un'accoglienza che mette al centro l'unicità e il talento di ciascuno, con le loro unicità.
Ha invece un nome preso da un piatto della tradizione, l'osteria sociale "Strapazzato" ad Albano Laziale, per raccontare un'idea di accoglienza e ristorazione oltre gli schemi convenzionali. Promosso dalla cooperativa 'Sorriso per tutti', attiva dal 1993, il locale propone una ristorazione calda e fuori dagli schemi convenzionali. In partnership con la Caritas Diocesana, accoglie anche persone segnate dalle nuove povertà, offrendo loro momenti conviviali sereni senza il peso del conto. L'obiettivo dei fondatori Luigi Leggio e Chiara Palamidesse, spiegano, è superare l'assistenzialismo e i tirocini temporanei per creare vere opportunità lavorative stabili. Due storie che dimostrano come il buon cibo possa nutrirci di comunità, inclusione e futuro.

