Attualità di Redazione , 30/10/2026 17:40

Restaurata la lapide dedicata a G.B. Rossi: un omaggio all’uomo che cambiò la sanità veronese

GB Rossi

Un pezzo importante della storia di Verona torna a essere visibile a chi ogni giorno entra al Policlinico di Borgo Roma. È stata inaugurata oggi, 30 ottobre, la lapide commemorativa dedicata all’avvocato Giambattista Rossi, dopo un intervento di restauro reso possibile grazie al contributo dei suoi figli. La cerimonia si è svolta alla presenza dei familiari, dei rappresentanti dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata e di numerose personalità cittadine che hanno voluto rendere omaggio alla memoria di un uomo che ha lasciato un segno profondo nello sviluppo della sanità veronese.

La lapide, realizzata in marmo rosso, era stata collocata il 12 giugno 1998, in occasione dell’intitolazione dell’ospedale a Giambattista Rossi, scomparso pochi mesi prima. Nel tempo, l’esposizione agli agenti atmosferici ne aveva deteriorato le condizioni. Dopo il restauro, la Direzione AOUI, d’intesa con la famiglia, ha scelto di trasferirla accanto al nuovo ingresso del Policlinico, restituendole una posizione centrale e visibile nel percorso quotidiano di pazienti, familiari, professionisti e studenti.

Una scelta che assume anche un valore simbolico: la lapide non è soltanto un ricordo personale, ma rappresenta il riconoscimento pubblico di una visione che ha contribuito a trasformare Verona in un punto di riferimento per la sanità e la formazione medica.
L’uomo che immaginò il Policlinico di Borgo Roma
Giambattista Rossi, avvocato originario di Isola della Scala, fu presidente degli Istituti Ospitalieri dal 1962 al 1977. In quegli anni seppe imprimere una svolta decisiva all'organizzazione sanitaria cittadina, lavorando su tre direttrici fondamentali: la costruzione di nuove strutture ospedaliere, lo sviluppo della ricerca e della formazione universitaria e il rinnovamento dell'organizzazione delle attività sanitarie attraverso le divisioni specialistiche.

«Era un’occasione irripetibile e non la perdemmo», ricordava Rossi in una delle occasioni pubbliche in cui ripercorreva quella stagione di grandi trasformazioni.

La sua intuizione più importante fu la realizzazione di un secondo grande ospedale a sud della città. Un progetto ambizioso, portato avanti in collaborazione con figure come Giorgio Zanotto e Renato Gozzi e con il sostegno della Cassa di Risparmio, della Provincia e del Comune.

I lavori per il Policlinico di Borgo Roma iniziarono alla fine del 1963, dopo che il Consiglio comunale ebbe approvato, il 22 marzo dello stesso anno, la fideiussione necessaria per ottenere il finanziamento dalla Cassa di Risparmio. La struttura, alta 37 metri e articolata su nove piani, fu progettata per ospitare le tecnologie più moderne e garantire un'assistenza sanitaria di elevata qualità.

Il progetto si inseriva in un più ampio piano di riorganizzazione delle strutture sanitarie veronesi, che comprendeva anche il trasferimento dell'ospedale psichiatrico San Giacomo a Marzana, la realizzazione del Geriatrico a Borgo Trento, Villa Monga e la nuova Maternità.
La nascita degli studi universitari di Medicina a Verona
Accanto alla costruzione del Policlinico, Rossi portò avanti un'altra battaglia destinata a cambiare il futuro della città: portare a Verona gli studi universitari di Medicina.

L'obiettivo era consentire agli studenti di proseguire in città il percorso formativo senza dover completare gli studi a Padova. Dopo un confronto non semplice con l'Università e con le istituzioni ministeriali, il 31 ottobre 1968 venne firmata la convenzione tra l'Università di Padova, gli Istituti Ospitalieri e il Consorzio per gli studi universitari.

Il Policlinico mise così a disposizione gli spazi per le attività didattiche del secondo triennio della Facoltà di Medicina. Successivamente arrivò anche il primo triennio, fino al raggiungimento dell'autonomia dell'Università di Verona nel 1982.

Un risultato che ha contribuito a consolidare il legame tra assistenza sanitaria, ricerca scientifica e formazione universitaria, elemento ancora oggi centrale nell'identità del Policlinico.
Il ricordo delle istituzioni e della famiglia
Durante la cerimonia, il direttore amministrativo AOUI Roberto Sembeni ha sottolineato il valore dell'eredità lasciata da Rossi.

«Ricordiamo una persona che, negli ultimi 50 anni, ha lasciato il segno più profondo grazie a ciò che ha saputo immaginare e concretizzare, con tenacia e forza davvero uniche. A quest'uomo dobbiamo immensa riconoscenza: è grazie a lui se oggi abbiamo questa struttura che, pur essendosi evoluta negli anni, resta un punto di riferimento per noi e per la città».

Sembeni ha ricordato anche la lungimiranza con cui Rossi seppe intuire l'importanza di affiancare alla struttura ospedaliera gli studi universitari e un'organizzazione sanitaria più moderna, capace di anticipare alcuni dei principi che avrebbero caratterizzato il futuro Servizio sanitario nazionale.

Anche Giovanna Ghirlanda, direttrice del Dipartimento di Direzione medica, ha condiviso un ricordo personale, legato sia alla propria esperienza di studentessa sia al successivo percorso professionale.

«Per tutti noi lui era diventato semplicemente “GB Rossi”: il Policlinico e Giambattista Rossi erano tutt'uno, l'autore di un'idea geniale», ha ricordato, sottolineando come il valore delle intuizioni dei visionari venga spesso compreso pienamente soltanto a distanza di anni.

Particolarmente emozionato il messaggio dei figli Stefano, Francesca e Simone Rossi, che hanno ringraziato la Direzione AOUI per aver organizzato il momento commemorativo e per aver condiviso con la famiglia il desiderio di restituire visibilità alla lapide.

La famiglia ha espresso soddisfazione per aver contribuito al restauro, affinché il ricordo del padre possa continuare a essere presente per tutti coloro che frequentano l'ospedale e affinché la sua storia e il suo impegno per il bene comune siano conosciuti anche dalle nuove generazioni.

Alla cerimonia hanno partecipato anche la mamma dei figli, Paola Polettini, la sorella Anna, il fratello Sandro, altri familiari e numerose personalità veronesi che hanno condiviso negli anni le iniziative di Rossi.
Una vita dedicata alla solidarietà e alla cooperazione
Nato a Isola della Scala nel 1928, Giambattista Rossi si laureò in Giurisprudenza nel 1952 e iniziò presto a impegnarsi nella vita pubblica e sociale. Da giovane fu attivo nell'Azione cattolica e nelle ACLI, mettendo le proprie competenze professionali al servizio dei braccianti e dei lavoratori.

Dopo l'esperienza amministrativa nel Comune di Isola della Scala, dove fu assessore e vicesindaco, si trasferì a Verona e venne eletto consigliere comunale nel 1960.

Terminata la presidenza degli Istituti Ospitalieri, continuò a dedicarsi alla cooperazione e ai servizi alla persona. Tra le iniziative promosse figurano la fondazione della MAG, Società Mutua per l'Autogestione, nata a Verona nel 1978, la partecipazione al Centro Studi Immigrazione (Cestim), la promozione della cooperativa La casa per gli extracomunitari e il sostegno al Melograno, Centro Informazione Maternità e nascita.

Contribuì inoltre alla nascita degli Istituti Civici di Servizio Sociale (ICISS), impegnati nell'assistenza a minori, persone con disabilità e anziani. Morì il 5 marzo 1998 proprio al Policlinico di Borgo Roma, l'ospedale che aveva contribuito a realizzare e che, pochi mesi dopo, il 12 giugno, venne intitolato alla sua memoria.

Oggi, con il restauro e la ricollocazione della lapide, Verona rinnova il proprio riconoscimento a un amministratore che seppe guardare lontano. Un'opera che torna a raccontare non soltanto la storia di un uomo, ma anche quella di una città che, grazie alla sua visione e alla collaborazione di tante istituzioni, ha saputo costruire le basi della sanità moderna.