Liste d’attesa, lo Spi Cgil contesta le statistiche: «I dati non raccontano tutta la realtà»

Le liste d’attesa della sanità veronese finiscono nuovamente al centro delle critiche dello Spi Cgil Verona. Il sindacato contesta l’attendibilità delle statistiche ufficiali sul rispetto dei tempi di attesa, sostenendo che i dati delle aziende sanitarie fotografino soltanto le prestazioni effettivamente erogate, senza considerare chi non riesce a prenotare, chi si rivolge alla sanità privata e chi, invece, rinuncia alle cure.
A preoccupare è soprattutto la situazione dell’Ulss 9 Scaligera, dove, secondo l’analisi condotta dal sindacato sui dati di marzo 2026, oltre 1.600 prenotazioni con priorità D sono rimaste fuori dai tempi di garanzia in un solo mese. Si tratta di prestazioni differibili entro 30 giorni, una fascia particolarmente importante per le prime diagnosi, soprattutto nella popolazione anziana.
I dati citati dallo Spi Cgil evidenziano ritardi significativi in diverse specialità. In Ortopedia, il 26% delle visite sarebbe stato erogato oltre i tempi previsti. La percentuale raggiungerebbe il 19,5% per l’Endocrinologia, il 18,2% per la Chirurgia vascolare e il 17,6% per la Dermatologia.
Supererebbero i limiti di attesa anche il 13,8% delle prestazioni di Otorinolaringoiatria e il 13,3% di quelle di Urologia.
Secondo il sindacato, questi numeri rappresentano soltanto la parte visibile del problema, perché non comprendono la domanda sanitaria che non si traduce in una prestazione effettivamente prenotata o erogata.
A fornire un ulteriore indicatore delle difficoltà di accesso alla sanità pubblica è il traffico telefonico dei Centri unici di prenotazione (Cup), i cui dati sono riportati nei documenti di gara per il nuovo bando del servizio.
Nell’Ulss 9, su un totale annuo di 1.537.870 chiamate al Cup sanitario, 372.959 sono state abbandonate, pari al 25,6% del totale. In pratica, più di una telefonata su quattro non arriva a conclusione. La situazione risulta migliore, ma comunque significativa, nell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona (Aoui): le chiamate riagganciate sono state 103.888 su 713.338, pari al 15,4%.
Un altro dato riguarda le liste di pre-appuntamento, definite anche «liste di galleggiamento». Secondo i numeri richiamati dallo Spi Cgil, nell’Ulss 9 circa 156 mila operazioni annue di prenotazione, disdetta o spostamento, pari al 23,4% del totale di 667.982, finiscono in una condizione di attesa senza una data certa.
Anche i tempi al telefono mostrerebbero una differenza tra sanità pubblica e libera professione intramoenia. Per contattare il servizio pubblico l’attesa media supera i sette minuti e un quarto, mentre per la libera professione si attesta a 2 minuti e 22 secondi.
Per il segretario generale dello Spi Cgil Verona, Adriano Filice, i dati mettono in luce un problema che non può essere nascosto dietro le percentuali complessive di rispetto dei tempi.
«Non possiamo accettare che le inefficienze strutturali del sistema vengano mascherate da medie regionali trionfalistiche, mentre i pensionati e le famiglie di Verona pagano il prezzo di un servizio pubblico ridotto allo stremo», afferma Filice.
Il sindacato sottolinea che le statistiche sulle prestazioni erogate non permettono di conoscere quante persone siano costrette a rivolgersi alla sanità a pagamento e quante, invece, rinuncino a visite ed esami. Una parte della domanda sanitaria, secondo lo Spi Cgil, rimane quindi esclusa dalle rilevazioni, rendendo difficile valutare l’effettiva capacità del servizio pubblico di rispondere ai bisogni dei cittadini.
Lo Spi Cgil Verona torna a chiedere l’apertura immediata e trasparente delle agende di prenotazione, con la pubblicazione dei volumi reali della domanda inevasa e il superamento delle liste senza una data certa.
Tra le altre richieste figurano un piano straordinario per recuperare i ritardi nelle specialità più in difficoltà e il potenziamento dei servizi territoriali, a partire dalle Case della comunità e dai call center.
Nel mirino del sindacato c’è anche il finanziamento del Servizio sanitario nazionale. Filice esprime preoccupazione per le risorse destinate alla sanità e avverte che, senza investimenti strutturali sul personale, sulle liste d’attesa e sulla medicina territoriale, rischia di indebolirsi il principio di universalità delle cure.
La richiesta dello Spi Cgil è dunque quella di rendere misurabile non soltanto ciò che il sistema sanitario riesce a erogare, ma anche ciò che resta senza risposta, per garantire ai cittadini veronesi un accesso alle cure effettivo e nei tempi previsti.

