Ispra: Record consumo suolo, Veneto seconda regione con quota più alta di superfici coperte

Invertire la rotta è possibile e sono oltre 2.100 km quadrati le superfici disponibili in Italia per iniziare a recuperare terreno, realizzare nuovi spazi verdi urbani, depavimentare e limitare il consumo di suolo che, nel 2025, segna il record e avanza di altri 102 km quadrati a un ritmo superiore a 3 metri quadri al secondo, pari a oltre 280mila metri quadrati al giorno. Sono alcuni dei risultati contenuti nell'edizione 2026 del Rapporto sul Consumo di suolo in Italia, il lavoro, curato dall'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) e dal Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente (Snpa), che quest'anno non misura soltanto il fenomeno, ma rende disponibile anche una prima mappatura nazionale di suolo potenzialmente recuperabile.
Le opportunità individuate sul territorio nazionale comprendono anche 3.281 km² di superfici potenzialmente utilizzabili per la forestazione urbana e 1.116 km² di tetti utilizzabili per l'installazione di impianti fotovoltaici. A queste si aggiungono quasi 9,6 milioni di abitazioni non occupate che possono essere recuperate e riutilizzate. Le aree pubbliche urbane idonee al ripristino superano complessivamente i 35mila ettari con le maggiori estensioni nel Lazio, in Lombardia e in Veneto. Tra i comuni il primato spetta alla città di Roma. "Oggi la conoscenza ambientale non serve solo a descrivere i problemi, ma a costruire le soluzioni", spiega Maria Alessandra Gallone presidente Ispra-Snpa. "Ispra e il Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente mettono a disposizione dati, analisi e strumenti che permettono di individuare percorsi alternativi alla perdita di suolo e di orientare le scelte verso il recupero e la rigenerazione di ciò che già esiste." Nel 2025 le superfici impermeabilizzate raggiungono il 7,19% della superficie nazionale: 21.644 km quadrati risultano coperti da edifici, infrastrutture, piazzali, impianti e altre superfici artificiali.
In dettaglio solo nell'ultimo anno cemento e asfalto cancellano altri oltre 10.200 ettari di aree naturali, pari a più di 102 km². I ripristini si fermano a 746 ettari e il bilancio resta negativo per quasi 9.500 ettari. La Sicilia aggiunge poco più di 1.600 ettari di nuovo suolo artificiale, il Lazio più di 1.400 ettari, Puglia e Lombardia superano i 1.000. Quest'ultima insieme a Veneto e Campania restano anche le regioni con la quota più alta di superfici coperte da edifici e infrastrutture: rispettivamente il 12,27%, l'11,87% e il 10,65%.
Dal 2006 le nuove coperture artificiali interessano il 96% dei comuni italiani e gli aumenti più importanti dell'ultimo anno si riscontrano in particolare a Tuscania (+319 ettari), Montalto di Castro (+316) e Catania (+198). Escludendo il fotovoltaico a terra, i valori più elevati si riscontrano a Roma (+74 ettari), Foggia (+72), Cerignola (+53) e Campagna (+51). Il suolo consumato avanza anche nelle aree più fragili: in un anno +1.106 ettari nelle zone a rischio alluvione e 707 ettari nelle aree a rischio frana.
Oltre la metà delle nuove superfici artificiali (il 52,6%), è legata ai cantieri che si estendono su 5.387 ettari. I nuovi edifici coprono 725 ettari di suolo naturale e 435 ettari di cantieri preesistenti, per una crescita complessiva di 1.160 ettari. Piazzali, aree di servizio e altre superfici artificiali aumentano di 1.230 ettari, le attività estrattive e le infrastrutture coinvolgono rispettivamente 392 e 506 ettari, considerando anche le opere costruite su cantieri già esistenti. Tra i fenomeni che crescono più rapidamente la logistica, che in un anno aggiunge 390 ettari, soprattutto in Piemonte (+115 ettari) e nel Lazio (+59). Prosegue l'estensione anche del fotovoltaico a terra (+2.798 ettari, quasi quaranta volte il valore del 2021) e degli impianti eolici (+118 ettari comprese le infrastrutture collegate).
Oltre due terzi delle nuove trasformazioni si concentrano nelle città. Nel 2025 scompaiono 4.231 ettari di aree verdi e 320 ettari di copertura arborea, riduzioni che si riflettono anche sulle temperature estive. Nelle zone più impermeabilizzate il suolo raggiunge valori superiori di oltre 10 gradi centigradi rispetto alle aree rurali circostanti, con punte che localmente arrivano a 12 gradi. Dove gli alberi sono più presenti, invece, le temperature risultano fino a 1,6 gradi più basse.

