Casa Verona, a tu per tu con Paolo Bertolucci: martedì 27 ottobre alle ore 18:30

Dicembre 1976. Un campo in terra battuta, un mondo che guarda, una maglia rossa che è entrata nella storia.Ci sono sere che il tempo non scolora. Per il tennis italiano, una di queste è arrivata dall’altra parte del mondo, a Santiago del Cile, quando l’Italia alzò per la prima e unica volta la Coppa Davis. A cinquant’anni da quell’impresa, Casa Verona ha il privilegio di accogliere uno dei suoi protagonisti: Paolo Bertolucci.
Il ragazzo di Forte dei Marmi
Nato nel 1951, cresciuto con la racchetta in mano e il talento nel sangue, Paolo è stato un giocatore dal tocco raffinato, dal colpo d’occhio rarissimo, dall’ironia che non l’ha mai abbandonato, nemmeno nei momenti più pesanti. Nel 1973 arrivò tra i primi dodici del mondo in singolare, ma è in coppia che ha scritto le pagine più luminose.
Paolo e Adriano, un’amicizia che è diventata leggenda
Accanto ad Adriano Panatta formò uno dei doppi più amati e riconoscibili della storia azzurra. Insieme a loro, a Santiago, c’erano Corrado Barazzutti, Antonio Zugarelli e il capitano Nicola Pietrangeli: una squadra che non portava solo un trofeo, ma l’orgoglio di un intero Paese. Quando Bertolucci e Panatta scesero in campo per il doppio decisivo, con quella maglia rossa che molti ricordano ancora, nacque un’immagine che appartiene alla memoria collettiva degli italiani.
La voce che ci ha accompagnato dopo
Smessa la divisa da giocatore, Paolo non ha lasciato il tennis: ne è diventato una delle voci più riconoscibili. Con il suo stile schietto, brillante e sempre affettuoso, ha raccontato a generazioni di appassionati emozioni, partite e campioni, insegnando a guardare il tennis con competenza e con il sorriso.
Una serata per ricordare, per ridere, per emozionarsiAscolteremo dalla sua voce gli aneddoti, i retroscena, le paure e la gioia di quei giorni. Ci racconterà cosa significava indossare la maglia azzurra in un momento così delicato e cosa resta, dopo mezzo secolo, di una vittoria che ha unito un Paese. Perché certe storie non invecchiano: si tramandano.

