Attualità di Redazione , 07/10/2026 13:31

Verona ricorda Carlotta Aschieri a 160 anni dalla morte

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Centosessant’anni dopo la morte di Carlotta Aschieri, Verona è tornata a ricordare la giovane donna, venticinquenne e incinta, uccisa il 6 ottobre 1866 negli ultimi giorni della presenza austriaca in città. Ieri sera, davanti alla lapide che ne custodisce il ricordo all’imbocco di via Mazzini da piazza Bra, IXDeae APS ha promosso una commemorazione pubblica dedicata alla memoria civile e al valore contemporaneo della pace.

Ai piedi della lapide sono state deposte rose bianche e rosse e, sul selciato, sono state disposte una dopo l’altra le parole «alle ore 8 sera accadde uno spargimento di sangue», tratte da una testimonianza scritta nei giorni immediatamente successivi agli avvenimenti del 1866. Un gesto semplice per restituire voce a una vicenda che appartiene alla storia della città.

La commemorazione è stata promossa da IXDeae APS, che ha sollecitato istituzioni, realtà culturali e associazioni a confrontarsi sul significato di questa memoria. L’appello ha ottenuto risposte in forme differenti: con la partecipazione e gli interventi diretti di Antonio Corona Piu e Isabella Brezigar; con i messaggi scritti di Jacopo Buffolo e Alberto Battaggia; e attraverso il contributo delle realtà coinvolte nella ricostruzione e nella trasmissione della vicenda.

Nel messaggio inviato per l’occasione, Alberto Battaggia, presidente della Commissione Cultura del Comune di Verona e referente comunale del progetto MUDRI, ha ricordato: «Carlotta Aschieri non fu un soldato caduto in battaglia, ma una donna travolta dalla violenza della repressione». Battaggia ha richiamato il prezzo pagato anche dalla popolazione civile per la libertà e l’indipendenza nazionale, ricordando inoltre Carlo Montanari, martire di Belfiore, al quale è intitolata una sala della vicina Società Letteraria.

Un messaggio scritto è giunto anche da Jacopo Buffolo, assessore comunale con deleghe alle Pari opportunità, alla Memoria storica e ai Diritti umani. «La memoria pubblica non è fatta soltanto dei grandi protagonisti e delle grandi date della Storia: è fatta anche delle vite delle persone comuni che quella Storia l’hanno attraversata e, talvolta, subita», ha sottolineato Buffolo, collegando il ricordo di Carlotta alle iniziative cittadine per il 160° anniversario dell’ingresso di Verona nel Regno d’Italia.

Nel suo intervento, Antonio Corona Piu, per l’Associazione Nazionale Vittime Civili di Guerra, ha richiamato l’attenzione sulla condizione delle vittime civili nei conflitti: persone non combattenti che subiscono la violenza bellica e le sue conseguenze. La memoria di Carlotta rappresenta, in questo senso, un richiamo alla protezione della popolazione civile e al rifiuto della guerra.

La dott.ssa Isabella Brezigar, della Galleria d’Arte Moderna Achille Forti, ha riportato l’attenzione sul patrimonio artistico cittadino, ricordando il dipinto di Pietro Rossi dedicato all’uccisione di Carlotta Aschieri e conservato nelle collezioni civiche. Ha richiamato inoltre il percorso di studio e memoria condotto dalla scuola «Carlotta Aschieri» di San Pietro in Cariano, esempio di come la conoscenza storica possa essere trasmessa alle nuove generazioni.

«Questa iniziativa nasce da IXDeae APS, che ha voluto riportare Carlotta Aschieri al centro della memoria pubblica cittadina e, attorno al suo nome, mettere in dialogo istituzioni, realtà culturali e associazioni. Abbiamo rivolto un appello alla città e, in forme diverse, tutte le realtà coinvolte hanno risposto», ha ricordato Mirko Gragnato, presidente dell’associazione.

Gragnato ha sottolineato anche il significato europeo dell’iniziativa: «Centosessant’anni fa Italia e Austria erano divise dalle armi e Verona viveva giorni segnati dalla violenza. Oggi i nostri Paesi collaborano in pace dentro una grande rete comune, l’Unione europea. Possiamo confrontarci, discutere anche aspramente, ma lo facciamo nei luoghi della democrazia e rappresentando i cittadini, non con le baionette che in quei giorni colpirono anche Carlotta Aschieri».

Il ricordo di una vittima civile è diventato così un’occasione di confronto tra memoria risorgimentale, patrimonio artistico, cittadinanza e pace: un invito a leggere il passato senza dimenticare le persone comuni e a custodire, nel presente, il valore del dialogo democratico.