Attualità di Redazione , 16/09/2026 9:35

Diabete tipo 2, un semplice emocromo può individuare i pazienti a maggior rischio cardiorenale

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Un semplice emocromo potrebbe aiutare a individuare, nei pazienti con diabete di tipo 2, chi presenta un rischio maggiore di sviluppare complicanze cardiovascolari e renali.

È quanto emerge dallo studio internazionale “Immunometabolic endotypes define distinct clinical trajectories in type 2 diabetes”, pubblicato sulla rivista Cell Metabolism e coordinato, tra gli altri, dal prof. Riccardo Bonadonna, direttore dell’UOC Endocrinologia, Diabetologia e Malattie del metabolismo dell’AOUI di Verona, insieme alla prof.ssa Maddalena Trombetta e alla dr.ssa Elisabetta Rinaldi.

La ricerca ha analizzato circa 70 mila persone di origine europea con diabete di tipo 2, utilizzando i dati della formula leucocitaria dell’emocromo attraverso uno specifico algoritmo. Sono stati identificati quattro distinti profili immunitari, definiti SIND, MIND, LYRD e LYDD, associati a differenti traiettorie cliniche e livelli di rischio.

In particolare, i profili SIND e LYDD risultano associati a un rischio più elevato di complicanze cardiorenali e mortalità. Il dato non dipende semplicemente dall’età, dal sesso, dal peso, dai valori di emoglobina glicata o dalla durata della malattia: i profili individuati risultano infatti relativamente stabili nel tempo.

L’importanza dello studio sta anche nella semplicità dello strumento utilizzato. L’emocromo è un esame di routine, poco costoso e facilmente accessibile, mentre l’algoritmo per l’analisi del profilo immunitario è consultabile online. Questo potrebbe consentire di integrare nella pratica clinica una nuova informazione per identificare precocemente i pazienti più esposti alle complicanze e sottoporli a controlli cardiovascolari e renali più mirati.

Secondo Bonadonna, inoltre, il profilo infiammatorio associato al rischio più elevato potrebbe essere modificabile. Lo studio ha osservato una sua attenuazione dopo alcuni trattamenti, tra cui farmaci antagonisti dell’interleuchina-1 beta e chirurgia bariatrica. Il profilo immunitario potrebbe quindi non essere soltanto un indicatore prognostico, ma anche rappresentare un possibile bersaglio terapeutico.

La ricerca apre così una prospettiva di medicina di precisione nel diabete tipo 2, con la possibilità di riconoscere precocemente i pazienti più a rischio e personalizzare monitoraggio e trattamento prima della comparsa delle complicanze.