Attualità di Redazione , 21/08/2026 19:30

“Mona Who?”, ecco il merchandising del Louvre che fa divertire i veneti

Mona
Mona Who?

«Mona Who?». A prima vista è soltanto l’ennesimo gioco di parole dedicato alla più celebre abitante del Louvre. Ma basta attraversare le Alpi e arrivare in Veneto perché quello slogan, pensato come ironico omaggio alla Mona Lisa, assuma tutt’altro significato.

Il celebre museo parigino ha lanciato una nuova linea di merchandising firmata dall’artista e fotografo francese Thomas Lélu, giocando con l’immagine e il mito della Gioconda. Tra magliette e borse compaiono slogan in inglese come il romantico «All you need is Louvre» e, appunto, lo spiazzante «Mona Who?».

Un’operazione di marketing leggera e spiritosa, pensata per strizzare l’occhio ai visitatori internazionali. Peccato che in Veneto «mona» sia una parola tutt’altro che neutra.

Nel dialetto veneto, infatti, mona è un termine estremamente versatile, capace di indicare una persona sciocca, ingenua o poco sveglia, ma anche di assumere sfumature differenti a seconda del contesto, dell’intonazione e dell’espressione in cui viene utilizzata. Una parola popolarissima, profondamente radicata nella parlata quotidiana e immediatamente riconoscibile da generazioni di veneti.

Ed ecco che il sofisticato merchandising del museo più famoso del mondo si ritrova catapultato, suo malgrado, nel mondo della comicità veneta. Quello che a Parigi è un innocente riferimento alla Mona Lisa, a Venezia e dintorni può essere letto come una battuta già pronta.

L’effetto, almeno sul piano dell’ironia, è irresistibile: il Louvre evoca arte, storia e raffinatezza; «Mona Who?» evoca invece, per un veneto, tutt’altra cosa. E così la distanza culturale tra Parigi e il Veneto si misura tutta su una singola parola.
Sui social il doppio senso ha fatto rapidamente presa. C’è già chi considera la t-shirt il souvenir perfetto per un veneto in trasferta a Parigi, mentre qualcuno scommette che potrebbe diventare un oggetto cult tra Venezia e provincia.

Del resto, è difficile immaginare una pubblicità più involontariamente efficace: per i francesi si tratta di un gioco sulla Gioconda; per i veneti, di un’occasione quasi storica.

Perché, in fondo, una cosa è certa: poche persone potrebbero dire di aver comprato una «mona» direttamente al Louvre. E forse è proprio questo il dettaglio che rende il merchandising di Thomas Lélu molto più divertente di quanto i suoi ideatori avessero previsto.