L’Unione Italiana Vini approva il piano per contenere la produzione: stop ai nuovi impianti

Via libera del Consiglio nazionale di Unione Italiana Vini al pacchetto di misure per il contenimento produttivo in vista della prossima vendemmia. La decisione è stata assunta oggi a Soave, ospiti della Cantina Rocca Sveva, nel corso della riunione dell'organismo nazionale dell'associazione.
Il documento approvato prevede una serie di interventi a breve e medio-lungo termine per affrontare il crescente squilibrio tra domanda e offerta che interessa il settore vitivinicolo italiano. Tra le misure più urgenti figurano lo stop temporaneo alle nuove autorizzazioni all'impianto dei vigneti e la riduzione delle rese produttive, anche per le denominazioni Dop e Igp.
«Il programma discusso rappresenta un primo passo importante per una riforma sempre più indifferibile del nostro comparto – ha dichiarato il presidente di Unione Italiana Vini, Lamberto Frescobaldi –. È un impegno che crediamo possa allargarsi all'intero tavolo di filiera, con misure concrete e strategiche che auspichiamo vengano condivise dalle associazioni di categoria».
Frescobaldi ha inoltre evidenziato il ruolo svolto dai Consorzi di tutela, impegnati in queste settimane a individuare strumenti per contenere la produzione. Tra gli esempi citati, quello del Franciacorta, che ha ottenuto dal Ministero dell'Agricoltura la limitazione delle autorizzazioni all'impianto nell'intero territorio della denominazione.
A preoccupare il settore sono soprattutto i dati di mercato. Secondo l'Osservatorio Uiv, ad aprile le giacenze nelle cantine italiane sono aumentate del 7,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, mentre i prezzi dei vini sfusi delle principali Dop e Igp hanno registrato una flessione del 7%. Un rallentamento aggravato dalle difficoltà sui mercati internazionali: dopo la contrazione del 3,7% registrata nel 2025, l'export verso i Paesi extra-Ue ha segnato un ulteriore calo dell'11% nel primo trimestre del 2026.
Oltre al contenimento delle rese, il piano prevede l'aggiornamento dei disciplinari di produzione, la revisione dei limiti di resa per i vini generici, un rafforzamento del sistema sanzionatorio e regole più stringenti per le riclassificazioni tra diverse denominazioni.
L'Unione Italiana Vini esclude invece l'ipotesi di un piano generalizzato di estirpazione dei vigneti, ritenuto inefficace e particolarmente penalizzante per le aree collinari e montane. L'obiettivo, secondo l'associazione, deve essere quello di costruire una strategia di lungo periodo capace di adeguare l'offerta alla domanda reale.
Per questo il documento approvato dal Consiglio nazionale propone la definizione di un piano strategico nazionale con un orizzonte di cinque-dieci anni, finalizzato a rafforzare la competitività del vino italiano e a garantire un equilibrio sostenibile tra produzione e mercato.

