Attualità di Redazione , 27/04/2026 15:14

VIDEO | Coldiretti contro “l’italianizzazione” dei prodotti esteri

In occasione della mobilitazione presso il valico del Brennero, Coldiretti ha allestito un’esposizione simbolica per accendere i riflettori su una delle principali criticità che colpiscono l'agroalimentare nazionale: il fenomeno dell'italianizzazione di materie prime estere. Attraverso l'ostensione di cinque prodotti simbolo, l'organizzazione ha denunciato gli effetti distorsivi del vigente Codice Doganale Europeo, che permette di attribuire l'origine italiana a prodotti stranieri a seguito di lavorazioni minime o finali.

L’iniziativa ha l’obiettivo di rendere tangibile un meccanismo normativo spesso invisibile al consumatore finale, basato sul concetto di "ultima trasformazione sostanziale". Sul tavolo della protesta sono stati presentati casi emblematici: dalle fettine di pollo provenienti dal Sudamerica che, una volta trasformate in crocchette sul suolo nazionale, vengono etichettate come italiane, ai cosci di maiale olandesi che diventano prosciutti italiani per il solo fatto di essere stati salati nel nostro Paese.

Tra gli esempi più critici figurano anche prodotti cardine della Dieta Mediterranea, come la mozzarella ottenuta dalla lavorazione di cagliate ucraine e i carciofi egiziani venduti come sottaceti nazionali. Particolare attenzione è stata rivolta al settore dei succhi di frutta, dove arance sudafricane cambiano origine in virtù del processo di trasformazione, e al comparto cerealicolo. Il caso del grano canadese, trasformato in pasta italiana, è stato indicato come l'esempio per eccellenza della distorsione del Made in Italy, con l’aggravante delle preoccupazioni per la salute dei consumatori legate alla presenza di residui di glifosate, sostanza il cui uso è regolamentato in modo differente rispetto agli standard europei.

Secondo Coldiretti, questa architettura normativa altera la trasparenza del mercato e penalizza gravemente il reddito degli agricoltori italiani, costretti a subire la concorrenza sleale di prodotti che sfruttano il prestigio del marchio nazionale senza utilizzarne la materia prima. L’esposizione al Brennero funge dunque da strumento di pressione politica verso le istituzioni europee.

La richiesta centrale riguarda una revisione profonda delle norme doganali e l'introduzione di un’etichettatura obbligatoria a livello comunitario che indichi chiaramente l’origine di tutti gli ingredienti. L'obiettivo finale dichiarato è la tutela del diritto dei cittadini a una scelta consapevole e la salvaguardia dell'autenticità della filiera agricola italiana, messa a rischio da un sistema che permette di cambiare l'identità ai prodotti attraverso semplici passaggi burocratici o di confezionamento.