I sindacati: "La pazienza è finita, 17 aprile sciopero della sanità privata nel Veronese"

"Dal Don Calabria e alla Clinica Pederzoli, nelle scorse settimane come Sindacati della Funzione Pubblica di Verona Fp Cgil, Cisl Fp, Uil Fpl Verona abbiamo tenuto assemblee affollate con il personale di comparto (infermieri, tecnici sanitari, oss, amministrativi) per preparare lo sciopero della sanità privata del 17 aprile con manifestazione nazionale a Roma che si annuncia molto partecipato malgrado le manovre delle direzioni delle strutture private accreditate che per non fare emergere il malcontento stanno applicando, in vista dello sciopero, minimi essenziali superiori a quanto previsto dalle normative". Lo scrivono, in una nota congiunta, i sindacati a firma di Antonio De Pasquale, segretario generale Fp Cgil Verona, Simone Mazza, responsabile Sanità Fp Cgil Verona, Stefano Salaorni Cisl Fp Verona e Marco Bognin della Uil Fpl Verona.
"La pazienza è finita: i contratti di settore Aiop e Aris sono scaduti da 8 anni, e quelli Aiop Rsa e Ares Rsa Cdr per le case di riposo da ben 14 anni. A Verona il comparto della sanità privata conta in totale circa 4 mila lavoratori e lavoratrici, nella stragrande maggioranza operanti in strutture convenzionate con le Ulss e la Regione Veneto. Si tratta di lavoratrici e lavoratori importantissimi per supplire alle carenze del pubblico e pertanto ancor più meritevoli di un contratto dignitoso. Anche per questo motivo è assordante ed inaccettabile il silenzio che perdura da parte del Ministero della Salute e dalla Conferenza delle Regioni: dovrebbero essere loro per primi a spingere affinché anche la sanità privata abbia un contratto rinnovato" prosegue il comunicato.
"Nonostante le Istituzioni abbiano già previsto adeguamenti tariffari per Drg di oltre 1,3 miliardi nel 2026, che diventeranno 2 miliardi nel 2027, continuiamo a non ricevere alcun riscontro dalle associazioni datoriali Aris e Aiop, le quali, anzi, cercano di far passare la narrazione di una sanità privata in sofferenza, quasi ‘vittima’ del rapporto con il pubblico. Con questi pretesti si rifiutano di rinnovare i contratti, pretendono che gli aumenti salariali siano pagati interamente dalle Regioni e stanno compilando liste di servizi minimi talvolta superiori alle presenze dei normali turni di lavoro ordinari; tutto ciò al fine di limitare la partecipazione allo sciopero?" continua la denuncia dei sindacati.
"Questo continuo giocare a nascondino è dannoso per tutti, soprattutto per gli utenti. Enti che vengono ispirati da profondi e rispettabili valori spirituali devono finalmente mettersi una mano sulla coscienza e, assieme ai partner laici, riconoscere la dignità e i diritti di lavoratrici e lavoratori. Non è sostenibile la narrazione sull’impegno impresso nel curare i malati, all’umanizzazione delle cure, al benessere degli anziani istituzionalizzati se chi lavora in queste strutture è senza contratto da 8 o 14 anni, non gli viene riconosciuta la dignità e la professionalità che merita e sta pagando di tasca propria, da anni, inflazione, covid, guerre e crisi economiche" chiosa la nota dei sindacati.

