Attualità di Redazione , 27/02/2026 9:00

Caso rider, primi passi per alzare paghe dopo i controlli giudiziari

Riders in città
Riders in città

In un caso sarebbero già state avanzate le prime proposte di adeguamento delle paghe e nell'altro il confronto è appena iniziato, anche perché manca ancora una decisione del giudice. E' così che si stanno muovendo, da quanto si è saputo, i due colossi del delivery food, Foodinho-Glovo e Deliveroo, per i quali è stato disposto il controllo giudiziario per presunto caporalato sui rider, circa 60mila in totale per le due società, nelle indagini della Procura di Milano, diretta da Marcello Viola.

Dopo il provvedimento del 19 febbraio del gip Roberto Crepaldi su Foodinho, che ha convalidato il decreto d'urgenza del pm Paolo Storari, è già iniziato un dialogo tra responsabili e legali della filiale italiana del gruppo spagnolo e l'amministratore giudiziario Adriano Romanò, chiamato ad occuparsi della "regolarizzazione dei lavoratori": nello specifico l'adeguamento delle retribuzioni, che devono salire oltre la "soglia di povertà", calcolata negli accertamenti degli inquirenti e dei carabinieri del Nucleo ispettorato del lavoro. Confronto basato su proposte al fine di raggiungere livelli salariali più alti e forme contrattuali con tutele, in vista poi di una revoca del controllo giudiziario.

Nel frattempo, c'è stato pure un primo colloquio tra inquirenti e avvocati di Deliveroo Italy. Sulla convalida del decreto del pm, eseguito ieri, deciderà un gip nei prossimi giorni. Anche in questo procedimento, come si legge negli atti, il pm ha indicato, sulla base di una serie di indici, la "soglia di povertà" in un "reddito netto" di poco più di 16mila euro all'anno, ossia 1.245 euro al mese per 13 mensilità. Stando alle testimonianze raccolte tra i lavoratori e alle analisi effettuate, c'è una "sostanziale prevalenza", che va dal 73 all'81% - scrive il pm - "di rider che percepiscono" redditi sotto soglia, "nonostante affermino di lavorare un numero di ore significativamente superiore al normale orario settimanale".

Malgrado la cosiddetta "eterodirezione digitale", attraverso un algoritmo e una app, mancano, poi, le "tutele economiche e normative tipiche del lavoro subordinato", come Tfr e coperture assicurative e previdenziali, perché risultano, comunque, lavoratori autonomi. Anche se il tema della "regolarizzazione" non riguarda tanto la forma contrattuale, ma proprio la paga "non dignitosa", ossia quei 3 o 4 euro a consegna, che costringe molti ad accettare "ordini" continui, arrivando a percorrere, come hanno messo a verbale, anche "150 km al giorno".

Tra l'altro, i grandi gruppi "clienti", che usano quegli stessi ciclofattorini per le consegne di cibo, tra cui McDonald's Italia, Burger King Restaurants Italia ed Esselunga, hanno dovuto consegnare alla Procura una serie di documenti, anche sulle "attività di audit". Saranno analizzati dagli inquirenti e - come sta già accadendo in indagini simili sul fronte della moda - se ci saranno miglioramenti nei modelli organizzativi "per impedire la commissione del reato", le società scongiureranno il rischio di provvedimenti.

Altrimenti potrebbe scattare una misura di prevenzione di amministrazione giudiziaria per agevolazione colposa dello sfruttamento del lavoro.