Agroalimentare veronese: cifre solide tra crescita UE e rincari di produzione

Verona mantiene una posizione di leadership nell’agroalimentare, confermandosi seconda provincia italiana per export, dietro Cuneo, e prima in Veneto per valore aggiunto agricolo, stimato in 1,3 miliardi di euro nel 2025. Nei primi nove mesi del 2025, l’export verso l’UE cresce dell’8,6%, trainato da Germania e Francia, mentre diminuisce del 2% verso i Paesi extra-UE, con cali significativi per Regno Unito e Stati Uniti.
Il valore complessivo dell’export agroalimentare veronese raggiunge 4,6 miliardi di euro, distribuiti tra prodotti agricoli (619 milioni), carne lavorata (718 milioni), lattiero-caseari (489 milioni), alimentazione animale (197 milioni) e bevande, con 1,2 miliardi di export grazie ai vini veronesi. Le previsioni per il 2026 indicano una crescita del 2,3% del valore aggiunto agricolo, superiore alla media veneta (+0,1%).
Sul fronte dei prezzi all’origine, il 2025 registra un lieve aumento (+1,3%), guidato dai prodotti zootecnici (+10,8%), mentre le coltivazioni calano (-6,9%). I costi di produzione tornano a salire: energia (+6% rispetto al 2024, livelli doppi rispetto al pre-Covid) e fertilizzanti, come l’urea (+72%), pesano sul settore. I prezzi dei cereali continuano a calare, con mais e grano duro previsti rispettivamente a 200 e 250 dollari per tonnellata nel 2026.
Per quanto riguarda investimenti e innovazione, negli ultimi anni il settore agricolo ha visto un aumento del +8,7%, con valori medi per azienda inferiori rispetto all’industria ma superiori alla media nazionale. L’accesso al credito rimane complesso, con tassi ancora sopra il 4% per prestiti sotto 1 milione di euro.
Secondo Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona, nonostante il contesto internazionale instabile e i rincari energetici e dei fertilizzanti, Verona conferma la leadership in agricoltura, mentre l’export perde solo marginalmente la prima posizione. Renato Mason, segretario Cgia-Mestre, evidenzia come la frammentazione aziendale e le difficoltà di credito rappresentino le principali sfide per la competitività del settore, con investimenti e innovazione come leve fondamentali per il futuro.

