Raggiunti i limiti di età, Zenari lascia la nunziatura di Damasco

Zenari, il “nunzio da campo” termina a 80 anni la sua missione in Siria. Il porporato veronese, dal 2008 rappresentante pontificio a Damasco, prorogato in questo incarico da Francesco che lo aveva creato cardinale nel 2016, ha presentato oggi la sua rinuncia per raggiunti limiti di età.
Come scrive Vatican News, in questi circa diciassette anni, ha svolto una intensa attività diplomatica e umanitaria nel Paese mediorientale, divenendo punto di riferimento stabile per la popolazione sofferente per guerre, povertà, terrorismo, sanzioni, crisi, terremoto.
Nel 2021, al compimento dei 75 anni (l’età canonica per il “pensionamento”) aveva presentato la sua rinuncia a quello che per circa diciassette anni è stato più che un incarico diplomatico, una vera e propria missione: essere il nunzio apostolico a Damasco, rappresentante del Papa e punto di riferimento per la Chiesa universale nella Siria “martoriata”.
Papa Francesco aveva respinto la rinuncia e scelto di mantenerlo in carica “a tempo indeterminato”; una decisione che “don Mario” aveva interpretato come l’ennesimo segno di attenzione verso la popolazione, già piagata da guerra e povertà e soggetta a continui mutamenti, che in lui vedeva un punto di riferimento stabile e autorevole.
"Veterano di guerra"
Dopo cinque anni, però, gli anni sono divenuti 80, compiuti lo scorso 5 gennaio, e il cardinale veneto Mario Zenari cessa quindi il lungo ministero di rappresentante pontificio in uno dei territori più feriti del mondo. La rinuncia è stata comunicata oggi, 2 febbraio, dal bollettino della Sala Stampa della Santa Sede. Una breve comunicazione istituzionale dietro alla quale si cela una grande storia. Quella di un sacerdote venuto da Rosegaferro di Villafranca di Verona, formatosi nella Pontificia Accademia Ecclesiastica e divenuto presto “veterano di guerra”, come lui stesso si definisce, come nunzio nei primi anni 2000 in Costa d'Avorio, Niger e Burkina Faso e poi dal 2004 al 2008 in Sri Lanka, che nel 2008 mette per la prima volta piede in Siria, dopo la nomina del 30 dicembre voluta da Benedetto XVI.
Una Siria all’epoca totalmente differente da quella che oggi conosciamo e che conoscono tanti giovani e bambini siriani che nella vita non hanno conosciuto altro che le miserie e le brutture della guerra. Un Paese caratterizzato da una stabilità apparente e da una fase di apertura economica, da un turismo in ascesa, ma segnato da tensioni sociali sotterranee.
Nel 2011 lo scoppio del conflitto, le rivolte, i massacri dell’Isis e Zenari sempre lì come rappresentante del Papa a svolgere un’opera diplomatica e di mediazione per una soluzione pacifica dei conflitti e umanitaria, di vicinanza e conforto alla gente che viveva quello che molte volte egli stesso ha definito “l’inferno in terra”.
Denunce e difficoltà
Non ha mai nascosto, Zenari, le difficoltà – anche personali – vissute in Siria. Non ha esitato a parlare di “catastrofe umanitaria”, di una speranza “morta” tra la gente, specie tra i giovani ancora oggi, nonostante i diversi mutamenti politici e sociali, al centro di una emorragia. Non ha avuto paura nello stigmatizzare l'oblio internazionale sul conflitto, la morsa delle sanzioni sulla popolazione, la povertà endemica che porta a fare chilometri di fila per un tocco di pane o pagare la benzina con lo stipendio di un mese.
Dichiarazioni forti ma mai urlate dal cardinale, sempre pronunciate con tono tenue e con una particolare espressione del volto dalla quale traspariva dolore e anche stanchezza nel vedere tutto ciò che ha visto. Guerra, bombardamenti, fame e anche, come se non bastasse, il terremoto del 2023 che ha devastato le regioni settentrionali con lui, Zenari, subito in macchina da Damasco ad Aleppo a trasportare nel baule barili ricolmi di scorte di gasolio difficile da recuperare.

