Attualità di Redazione , 29/12/2025 17:36

Via libera al decreto Mef-Masaf sui vini dealcolati: una svolta per il settore italiano

Il Presidente Uiv Paolo Castelletti

“Il via libera al decreto interministeriale Mef-Masaf sulla produzione italiana di vini dealcolati rappresenta una buona notizia di fine anno, dopo un 2025 difficile per il settore sul fronte del mercato”, commenta Paolo Castelletti, segretario generale dell’Unione Italiana Vini (Uiv).

“Sempre più imprese italiane sono pronte a investire nella categoria dei vini dealcolati, e questo provvedimento permette di operare in condizioni di parità rispetto ai produttori europei. Ora auspichiamo il supporto dell’amministrazione nella prima fase di attuazione della norma, in particolare per quanto riguarda l’ottenimento delle licenze e delle autorizzazioni necessarie”, aggiunge Castelletti.

Secondo l’Osservatorio Uiv, il comparto No-Lo (No e Low Alcohol) è tra i pochi a registrare crescita in un contesto globale di forte difficoltà per il vino. Attualmente, il mercato mondiale della categoria Nolo, che include anche i vini dealcolati, vale 2,4 miliardi di dollari e potrebbe arrivare a 3,3 miliardi entro il 2028, con un tasso di crescita annuo composto (CAGR 2024-2028) dell’8% a valore e del 7% a volume.

Nel 2025, i vini alcohol-free sono stati il segmento in maggiore accelerazione: secondo le elaborazioni Uiv su dati NielsenIQ, nei primi nove mesi dell’anno le vendite retail di vini a zero gradi sono cresciute del 46% in Germania (quota 5% sul totale No-Lo), del 20% nel Regno Unito (23% sul totale) e del 18% negli Stati Uniti (quota 17% della categoria a basso grado).

Gli alcohol-free italiani, finora prodotti prevalentemente all’estero, hanno performato bene sul mercato internazionale: in UK +6% a volume e +10% a valore, negli USA +17% a volume e +24% a valore, mentre in Germania hanno registrato un andamento negativo (-23%). Complessivamente, l’Italia rappresenta il 6% delle vendite globali di vini a zero gradi, con quote più alte in Germania (11%) e Regno Unito (24%).

Il decreto rappresenta quindi una svolta significativa per le aziende italiane che vogliono competere in un mercato in rapida crescita e consolidare la propria presenza sui mercati internazionali.