Verona in allerta su sicurezza e microcriminalità: ecco i risultati dei sondaggi tra i cittadini

La sicurezza si conferma uno dei temi più sentiti dai veronesi, che mostrano livelli di allerta superiori rispetto alla media nazionale. È quanto emerge dall’ultima ricerca Changes Unipol, elaborata da Ipsos, dedicata alla percezione della microcriminalità nelle principali città italiane.
Secondo l’indagine, di giorno il 90% dei cittadini si sente sicuro nel proprio quartiere, ma il dato cala drasticamente nelle ore serali: 1 veronese su 2 dichiara di non sentirsi tutelato di notte.
I luoghi percepiti come più a rischio sono i parcheggi isolati o sotterranei (79%) e i parchi cittadini (85%), con percentuali superiori alla media nazionale. Anche mezzi pubblici e fermate incutono timore a oltre 8 veronesi su 10. Meno preoccupazione suscita invece il centro storico, considerato insicuro dal 66% degli intervistati.
Quasi la metà della popolazione (49%) ritiene che la microcriminalità sia in crescita, mentre il 44% percepisce una situazione stabile. Per la maggioranza, la causa principale è l’immigrazione incontrollata (52%), seguita dalla perdita del ruolo educativo della famiglia (30%) e dal poco controllo del territorio da parte delle autorità (28%).
Il 64% dei veronesi reputa “poco efficaci” le azioni delle forze dell’ordine. Una valutazione nettamente più critica rispetto alla media nazionale, dove quasi un cittadino su due esprime invece un giudizio positivo.
Il fenomeno delle baby gang è tra le principali fonti di preoccupazione: 9 veronesi su 10 (93%) lo considerano grave e quasi la metà teme possibili ripercussioni sui propri figli o nipoti. Nonostante ciò, il 52% afferma di sentirsi al sicuro nel proprio quartiere rispetto al rischio di episodi legati alla delinquenza giovanile.
Oltre la metà degli intervistati ritiene che programmi e servizi dedicati alla cronaca nera contribuiscano ad amplificare la percezione di insicurezza. Il 42% accusa i media di enfatizzare eccessivamente i fenomeni di microcriminalità, mentre il 35% non condivide questa visione.

