Attualità di Redazione , 03/10/2025 13:00

A Verona il futuro della Community Music Theraphy

Teatro Filarmonico il giorno della prima
Teatro Filarmonico

Verona torna al centro della scena culturale internazionale con un appuntamento che guarda al futuro della Community Music Therapy. Venerdì 3 e sabato 4 ottobre, saliranno per la prima volta sullo stesso palco i massimi esperti mondiali della disciplina grazie a Risonanze. Comunità Sonore per vivere meglio, convegno internazionale organizzato dal Conservatorio “Evaristo Felice Dall’Abaco” in partenariato con l’Ateneo scaligero, l'Università e il Conservatorio di Foggia, l'Università di Bolzano, l’Università degli Studi del Molise e l'Università Europea di Roma. Al Teatro Filarmonico, i riflettori saranno puntati sugli ultimi sviluppi, le potenzialità e le nuove opportunità della Community Music Therapy, approccio che unisce pratica musicale condivisa, benessere collettivo e partecipazione sociale.

Saranno due giorni fitti di appuntamenti, che alterneranno lezioni magistrali a momenti interattivi, con attività sonore, improvvisazioni vocali e un coinvolgimento diretto del pubblico che potrà sperimentare in prima persona l’impatto della musica sulla qualità della vita. Non mancheranno i momenti di confronto collettivo, come la tavola rotonda conclusiva che riunirà tutti i relatori, e gli appuntamenti musicali: un esperimento sonoro improvvisato con tre facilitatori sul palco e il gran finale con l’Orchestra Mosaika, diretta dal Maestro Marco Pasetto, che con le sue sonorità multiculturali incarnerà lo spirito stesso di Risonanze.

“Un convegno scientifico – precisa l’assessora alla Cultura Marta Ugolini –, che in realtà rappresenta molto di più, perché punta ad ottenere il benessere degli individui attraverso l'arte e la musica. Il welfare culturale, infatti, è una realtà consolidata, che integra le pratiche artistiche e culturali, per promuovere la salute nelle persone e nella comunità. Attraverso la musica, la creatività, i cittadini stanno meglio, si riduce in loro lo stress. Sul tema questo convegno costruisce una consapevolezza scientificamente fondata, grazie alla partecipazione di esperti e la presentazione degli ultimi sviluppi, delle potenzialità e delle nuove opportunità della Community Music Therapy”.

“Il convegno è un appuntamento prezioso – sottolinea la consigliera comunale delegata ai progetti della Rete Città Sane Annamaria Molino –. L’OMS ci ricorda che l’arte e la bellezza fanno bene alla salute: contribuiscono al benessere emotivo, riducono lo stress, favoriscono le relazioni. La musica, in particolare, è un linguaggio universale che unisce, che permette di esprimere emozioni, che crea comunità. La Community Music Therapy ci mostra proprio questo: che fare musica insieme non è solo un’attività culturale, ma una pratica che rafforza i legami sociali, sostiene l’inclusione, aiuta le persone a vivere meglio. È un modo per costruire comunità sane e solidali”.

Per due giornate, quindi, Verona diventerà crocevia di esperienze, voci e visioni internazionali. Dalla Norvegia arriveranno figure di riferimento come Even Ruud, filosofo e professore emerito all’Università di Oslo, tra i primi a interrogarsi sul ruolo della musica come strumento di coesione sociale, e Brynjulf Stige, professore di musicoterapia alla University of Bergen e coordinatore del Polyfon Knowledge Cluster for Music Therapy, erede diretto del pensiero di Ruud. Dall’Inghilterra interverranno Gary Ansdell, coordinatore del programma di Dottorato alla Nordoff-Robbins UK e docente onorario a Exeter, e Tia De Nora, sociologa della musica di fama internazionale e docente alla University of Exeter, per la prima volta in Italia. E ancora, studiosi come Paolo Alberto Caneva, tra i massimi esperti italiani e responsabile scientifico del convegno Risonanze: Comunità Sonore per vivere meglio, Luca Aversano, direttore del Dipartimento di Filosofia, Comunicazione e Spettacolo all’Università Roma Tre, Antonella Coppi docente dell’Università IUL-Indire di Firenze, e Francesco Sulla, ricercatore in Psicologia dello Sviluppo e dell’Educazione dell’Università di Foggia. Insieme ai relatori, Mauro Faccioli e Stefano Baroni guideranno le attività sonore, mentre Albert Hera condurrà in improvvisazioni vocali.
I relatori accompagneranno il pubblico in un vero e proprio viaggio alla scoperta dei diversi volti della Community Music Therapy. Il percorso si aprirà con la presentazione del progetto PRO-BEN e delle sue sfide per la promozione del benessere tra studenti universitari e dei conservatori, offrendo una cornice teorica e i primi risultati della ricerca. A seguire, spazio a riflessioni sul legame tra le comunità sane e la musica e sul valore della condivisione musicale. Particolare attenzione sarà dedicata ai giovani, si parlerà infatti anche di come l'esercizio della musica nei gruppi universitari possa essere strumento di benessere individuale e sociale.

La seconda giornata allargherà lo sguardo al legame tra musicoterapia, psicologia della salute e sanità pubblica, introducendo il concetto di musicking come pratica capace di rafforzare il tessuto culturale e comunitario. Sarà presentato anche il contributo del Conservatorio di Verona al progetto PRO-BEN, per poi approfondire i percorsi che dalla musicoterapia conducono alla partecipazione comunitaria. A completare il quadro, un focus dedicato allo sviluppo della Community Music in Italia e alle sue connessioni con altri ambiti disciplinari.

“Risonanze. Comunità Sonore per vivere meglio” si rivolge non solo a studenti universitari e di conservatorio, ma anche a musicoterapeuti, operatori della salute e della riabilitazione, logopedisti, fisioterapisti, psicologi, musicisti e semplici appassionati. Chiunque desideri scoprire come il fare musica insieme possa migliorare la vita quotidiana troverà a Verona due giornate di confronto e sperimentazione uniche nel loro genere.

L'iniziativa è finanziata nell’ambito dell’Avviso PRO-BEN, sostenuto dal Ministero dell’Università e della Ricerca, dedicato al benessere psicofisico della popolazione studentesca universitaria e promuove una visione inclusiva della musicoterapia, orientata alla comunità e rivolta anche a chi non presenta patologie specifiche.