Dalle strade di guerra ai cammini di pace: Lessinia protagonista al Film Festival

Dai pascoli di Podestaria ai sentieri della valle di Revolto. Percorsi di guerra, divenuti oggi cammini di pace dell’anima. Dopo diciassette anni, ritorna in concorso al Film Festival della Lessinia un film sull’altopiano veronese. Domenica 24 agosto, alle 21, Giorgio Oppici e Aldo Ottaviani presentano in anteprima europea La strada di Podestaria (Italia 2025).
Nel 1915, lo scrittore triestino Carlo Stuparich venne assegnato come ufficiale alla costruzione della strada militare di Podestaria. Tra gli alti pascoli, scrisse molte lettere commoventi al fratello Giani dalle quali traspariva la malinconia per il tempo trascorso sui declivi spogli e accarezzati da “nebbiacce”. Dopo la morte del fratello, suicida in battaglia per non cadere nelle braccia del nemico, Giani tornò lassù, come in un pellegrinaggio, e scrisse il racconto La strada di Podestaria.
Fin dalla scelta del bianco e nero, i registi sembrano voler evocare nel cortometraggio lo stato d’animo vissuto da Carlo, tra stupore e solitudine. Il paesaggio dell’alta Lessinia è tratteggiato nel silenzio, nella contemplazione degli alti pascoli solcati da bianche strade che furono di guerra e oggi sono percorsi di pace dell’anima.
Così nella valle di Revolto, dov’è ambientato parte del nuovo film Il cammino di Giovanni Montagnana (in proiezione il 29 agosto alle 15.30) nel quale si offre una chiave di lettura e una riflessione su quanto avvenuto a ottant’anni dalla morte di don Domenico Mercante e del soldato sudtirolese Leonhard Dallasega. Alle 10.30, in Sala Olimpica, a Parole Alte il Curatorium Cimbricum Veronense dedica un incontro per indagare e fare memoria dei fatti accaduti tra Giazza e Ala il 27 aprile 1945 quando, sul confine tra le montagne veronesi e trentine della Lessinia Orientale, vennero uccisi, in circostanze su cui tuttora permangono interrogativi e punti oscuri, il parroco del piccolo paese di Giazza, don Mercante, e un soldato sudtirolese arruolato con i reparti tedeschi, Dallasega. Il cammino dei due protagonisti diventa così un rito di commemorazione, un’occasione per interrogarsi sul senso della verità, un tentativo di dare un nome a storie dimenticate
Altre proiezioni
Al Teatro Vittoria, alle 10, la sezione Montagne Italiane presenta Sui sentieri (Italia 2025) di Michele Trentini e Andrea Colbacchini. A piedi, a passo d’asino o sfrecciando giù per i pendii con una mountain bike, mentre a poca distanza c’è chi pratica il barefooting (il camminare a piedi nudi) e il forestbathing (il bagno di foresta), il film accosta e invita a riflettere sulle diverse modalità di frequentare la montagna e sul pericolo di trasformarla in un luna park, senza ricordarci che sui sentieri noi non siamo i soli. A seguire, Moving mountains (Italia 2025) di Andrea Costa descrive come il maso di Rita, una contadina del Südtirol, diventa la nuova casa per Moussa, un giovane arrivato in Italia dalla Guinea. Tra i gesti quotidiani del lavoro e della fede, i due cercano insieme un nuovo equilibrio di vita.
Alle 15.30, nella sezione Concorso, è l’anteprima italiana Silent observers (Bulgaria, Germania 2024) di Eliza Petkova. Il tempo sembra sospeso, nello sperduto villaggio sulle montagne della Bulgaria. I suoi abitanti sono sei animali e alcune anziane signore. La telecamera indugia sui musi, gli occhi, i nasi, le zampe delle bestie, mentre gli esseri umani, che vivono in simbiosi con loro, sono visti di spalle e di profilo.
Alle 18, sempre tra le opere cinematografiche in Concorso, due anteprime italiane: U vetra net hvosta (Russia 2024) di Ivan Vlasov e Nikita Stashkevic. Nika è una delle tre sorelle di una famiglia di pastori di renne della penisola dello Yamal, nella profonda Siberia. La loro vita è scandita dalle
consuetudini dei popoli nomadi e dalle fiabe raccontate da mamma e nonna. Ma si avvicina il tempo di andare a scuola, quando un elicottero le separerà dalle loro iurte per portarle in collegio.
A seguire: Prekid vatre (Germania, Italia, Slovenia 2025) di Jakob Krese. Hazira, sopravvissuta al massacro di Srebrenica, vive da trent’anni nel campo profughi di Ježevac, vicino a Tuzla, nella parte serba della Bosnia ed Erzegovina.
Alle 21, sempre nella sezione Concorso, dopo La strada di Podestaria, seguono: Anngeerdardardor (Danimarca, Germania 2025) di Christoffer Rizvanovic Stenbakken. Il cane di Kaali è scomparso e il giovane è affranto. Sospetta che gli sia stato rubato e con un amico lo cerca disperatamente tra le vie di Tasiilaq, nella Groenlandia orientale. In anteprima italiana è The men’s land (Georgia 2024) di Mariam Bakacho Khatchvani. Una ragazza vorrebbe disporre delle proprietà di famiglia a Ushguli, villaggio dell’alta Svanezia, in Georgia, ma la tradizione impone che solo i figli maschi possano ereditare e che, in assenza di un maschio, il patrimonio sia trasmesso al parente maschio più prossimo. La ragazza, che aspira a fare la cantante, lotta per ottenere la sua legittima proprietà, contro regole e tradizioni che ritiene discriminatorie e umilianti. Poi Saarvocado (Germania, Messico 2025) di Víctor Orozco Ramírez. Nel buio di una camminata nella foresta del Saarland, il regista si imbatte in un bunker di guerra, sulla fortificata Linea Siegfried. Come in guerra non si distingue il falso dal vero, l’immaginazione dalla realtà, qui le immagini e i suoni hanno un effetto straniante.
È un’anteprima italiana anche Silvesterchlausen (Stati Uniti, Svizzera 2025) di Andrew Norman Wilson. Nell’Appenzello Interno, il più piccolo cantone della Svizzera, due volte all’anno (il 31 dicembre e il 13 gennaio), compaiono i Silvesterchläusen, personaggi di una tradizione folkloristica nata più di cinquecento anni fa. Coi loro elaborati copricapi, i costumi di velluti o di rami, cortecce e muschio, le maschere bonarie o spaventose, i rumorosi campanacci e il canto degli Jodel, compiono rituali dai significati tutt’ora sconosciuti.
Parole Alte
Alle 16, nella Piazza del Festival, è in programma l’incontro “La montagna: terra di confini e di sconfinamenti”. La montagna è davvero un confine? Se lo chiedono tre autrici del Gruppo italiano scrittori di montagna: Paola Favero riflette sull’andare in montagna come gesto del passare il nostro confine ideale per sconvolgere i ritmi e le percezioni; Paola Lugo indaga la storia dei confini politici nazionali fino alle odierne rotte di migranti che attraversano le Alpi; Anna Sustersic parla del rapporto tra i confini dell’Uomo, che impongono astratte e illogiche frontiere agli animali selvatici.
Spettacolo Alle 16.30, al Parco avventura Boscopark, debutta il nuovo spettacolo Esploratori del buio con Noemi Valentini e Marco Pomari, della compagnia teatrale Altri Posti in Piedi. Due bambini giocano in salotto. Con sedie, cuscini e un lenzuolo creano una grotta come quella del Ciabattino, la caverna della Lessinia che si apre accanto alla profonda Spluga della Preta, dove le streghe celebrano i loro riti magici. La fiaba racconta che in una notte di luna piena un pastore, il Ciabattino, le vide e per sfuggire alla loro ira si rifugiò nella grotta e qui venne trasformato in una stalattite. I bambini vogliono esplorare quella grotta. È così che, giocando con corde, moschettoni e frontalini luminosi, diventano degli intrepidi speleologi.
Escursione
Alle 8.30 escursione con Lorenzo Carra sulla linea di confine asburgica dell’Alta Lessinia, sulle tracce della Prima Guerra Mondiale. Da Malga Podestaria si punta verso il Monte Sparavieri, per proseguire verso Cima Mezzogiorno e il Monte Aguz, con le sue trincee, e ritornare a Podestaria per Malga Scorteghere.
Laboratori
Alle 9.30 nella Piazza del Festival è in programma il laboratorio (6+) “Il mio libro pop-up”. Con colla, forbici e una cascata di colori, bambine e bambini creano, sotto la guida di Sonia Padovanello di Carta Muriel, il proprio libro pop-up: un piccolo libro animato tridimensionale dove i personaggi
di un racconto inventato dagli stessi partecipanti prendono vita e forma e saltano fuori dalle pagine.

