Valdegamberi su agricoltura: "Un colpo al cuore i nuovi limiti durante la raccolta"

Il Consigliere regionale del Veneto, Stefano Valdegamberi, ha inviato una richiesta ufficiale all’Assessorato regionale all’Agricoltura per chiedere una sospensione temporanea dell’applicazione del nuovo limite massimo di residuo (LMR) per la sostanza attiva Acetamiprid, impiegata nella difesa fitosanitaria di pero e melo.
La richiesta nasce da una situazione critica che coinvolge centinaia di aziende agricole venete: a partire dal 19 agosto 2025, il nuovo regolamento europeo abbasserà drasticamente il LMR dell’Acetamiprid da 0,4 a 0,07 mg/kg, rendendo di fatto non più commercializzabile tutta la frutta trattata regolarmente secondo la normativa vigente fino al giorno prima.
“Non è accettabile introdurre nuove regole a stagione in corso,” dichiara Valdegamberi. “Chi ha trattato i frutteti nei mesi scorsi lo ha fatto seguendo la legge. Oggi si ritrova con un prodotto sano, sicuro, ma non conforme a un limite che cambia a metà raccolta. È una follia burocratica e una mancanza totale di rispetto verso il lavoro degli agricoltori.”
Acetamiprid, ricorda il Consigliere, è oggi l’unico principio attivo efficace e selettivo contro la cimice asiatica, un insetto che dal 2019 sta devastando in particolare la coltura del pero. Le alternative attualmente disponibili, come le reti o il controllo biologico, non garantiscono la stessa efficacia e non permettono di contenere i danni entro soglie economicamente sostenibili.
“Stiamo parlando di una questione di sopravvivenza per un intero comparto,” aggiunge Valdegamberi. “L’Europa legifera dalla scrivania, senza conoscere la tempistica reale delle stagioni agricole. È dovere della Regione farsi portavoce delle aziende e chiedere immediatamente una moratoria sull’applicazione del nuovo LMR almeno fino al termine della campagna 2025.”
Il Consigliere conclude con un appello all’Assessorato e alle istituzioni competenti affinché si attivino con urgenza presso il Ministero e la Commissione Europea, evitando un danno economico e sociale che potrebbe colpire duramente le aree frutticole del Veneto e in particolare la provincia di Verona.