Attualità di Redazione , 08/07/2022 13:00

Cosa succede quando un senzatetto muore a Verona? La storia di Yushi

Yushi (foto Ronda Carità di Verona)
Yushi (foto Ronda Carità di Verona)

Cosa succede quando un senzatetto muore? Ce lo spiega la Ronda della Carità di Verona, che ci racconta la storia di Yushi, probabilmente il primo ed unico cinese che sarà sepolto nel Cimitero Monumentale di Verona:

"Questa è (una minima parte de) la storia di Yushi,

Nella Ronda della Carità lo abbiamo incontrato per la prima volta nella primavera del 2020, all’inizio della pandemia da Covid, quando è venuto al nostro Rifugio e ci ha raccontato della sua salute precaria: dopo aver lavorato come cuoco ad Ascoli Piceno, poi in una rosticceria a Verona e in un ristorante ad Illasi. Il lavoro non andava bene quindi aveva affittato dei campi, ma il ribaltamento del trattore sul quale lavorava gli ha generato un’ischemia cerebrale, e dopo 32 anni di presenza sul territorio italiano, all’età di 70 anni, si è trovato a non poter più lavorare, a vivere all’addiaccio nel vallo dei bastioni, senza dimora. E perdere il lavoro significa anche vedersi non rinnovato il permesso di soggiorno, che aveva dal 1995, e diventare irregolare, clandestino in uno Stato nel quale hai lavorato e pagato i contributi per decine di anni anni. A Yushi era stato notificato, all’età di 69 anni, malato, anche un decreto di espulsione dal territorio nazionale.

E nel 2022, in un Paese membro dell’onnipotente G8, senza dimora significa “senza diritti”.

La mancanza di una residenza ufficiale implica infatti che una persona non possa avere un’iscrizione anagrafica e senza iscrizione anagrafica si perdono diritti fondamentali, il più importante per lui e per la maggior parte di loro è il diritto alla salute.

Per Yushi, ha significato non poter avere un medico di base che avrebbe potuto tenere monitorati i suoi problemi cardiaci. Nonostante fosse accolto in un dormitorio comunale, non è mai riuscito a riavere la residenza e quindi non aveva un medico di base, anche perché aveva perso il passaporto cinese che stava rinnovando grazie all'aiuto di un’amica.

Ironia della sorte, quel passaporto arriverà fra qualche giorno dopo la sua morte avvenuta lunedì 6 giugno su una strada di Verona. Forse troppi hanno ancora, delle persone senza dimora, un'immagine di clochard che hanno scelto una vita libera lontana dagli schemi che la società ci impone, o di fannulloni che non hanno voglia di fare nulla e si accontentano di vivere alla giornata.

Ma le persone senza dimora sono coloro che hanno perduto nel corso del tempo i legami sociali significativi, e per questo si trovano in precarie condizioni materiali di esistenza, in stato di povertà estrema urbana.
Rotture biografiche più o meno grandi segnano l'esistenza di queste persone: da problemi generati dai primi anni di vita alla morte di un figlio alla separazione coniugale, dal vizio del gioco a dipendenze dell'alcool e della droga, dai problemi con la giustizia alla perdita del lavoro fino alla speranza di una vita migliore rispetto a quella del proprio Paese d’origine. Piccoli o grandi drammi che hanno contribuito, passo dopo passo, a farli precipitare in una spirale senza fine, un destino da “barbone” che comincia con l'annullamento dei legami familiari, poi di quelli amicali e alla fine lo trovi a dormire su un cartone sotto a una coperta o in fila alla mensa per mangiare un pasto caldo. 
Se per caso però ci si trova a conversare con una persona senza dimora i pregiudizi cominciano a venire meno. Si comincia a pensare che si ha davanti un proprio simile e che sono persone come potresti essere un giorno tu se qualcosa andasse storto: una sfortuna, una disgrazia, una sofferenza che non passa.

E all’improvviso, saresti  esattamente uguale a chiunque di “loro”.

Chi ha avuto la fortuna di conoscerlo sa quanto profondo fosse Yushi, sempre con la parola giusta per tutti, felice di raccontare un pezzo della sua vita: di quando era il cuoco del Primo Ministro cinese dopo Mao Tze Tung, dell’importanza della terra per la sua famiglia, delle motivazioni che lo avevano portato in Italia.

Non passava giorno che non venisse al nostro Rifugio per la colazione, rimanendo tutta la mattina per coltivare il magnifico orto che ha creato dal nulla dopo aver dissodato, con le sue mani e pochi arnesi di fortuna, il terreno ostile dall’asfalto e dalle pietre, una dopo l’altra, con le quali ha creato poi un ipnotico muro a secco a delimitare l’orto.

Un giovedì del mese scorso, dopo qualche giorno che non lo vedevamo, ci siamo preoccupati e abbiamo chiesto sue notizie al dormitorio, ma nessuno si era accorto della sua assenza.

Yushi era deceduto tre giorni prima per un arresto cardiaco.

Con la morte di una persona senza dimora, muore anche l’ultimo diritto a una degna sepoltura: quando muore un invisibile, la salma viene conservata per 30 giorni in attesa che qualcuno si faccia carico dei costi dell’inumazione, dopodiché AGEC esegue il cosiddetto "funerale dei poveri". Senza preavviso e senza vestizione, senza che le mani di qualcuno che ha amato quel corpo e quell’anima possa dargli un’ultima carezza, la salma viene riposta in una bara e inumata.

Per Yushi non sarà così, perché grazie ad una sottoscrizione alla quale hanno partecipato in centinaia tra volontari e cittadini di Verona, ci faremo carico noi della sua cerimonia funebre.

Perché Verona è una città colma di contraddizioni, ma quando meno te lo aspetti è capace di stringerti nel più forte degli abbracci.

Lo facciamo per lui, e per tutti gli Yushi senza diritti che incontriamo per le strade della nostra città.  Proveremo a farlo ogni volta che potremo, con la speranza che la sua storia possa regalare un po’ di compassione, almeno nella morte, alle istituzioni.

Perché dalla compassione, la capacità e la bellezza di metterci nei panni di un altro, nasce tutto.

Saluteremo Yushi sabato 9 luglio alle ore 10,30 al Monastero del Bene Comune di Sezano. Chiunque volesse partecipare, è il benvenuto".